Cronache di Grappa

LA GRAPPA IN BORSA?

Uno degli obiettivi di PassioneGrappa è quello di tenere informati i suoi lettori di tutti i cambiamenti e le evoluzioni che il settore dei distillati affronta o che potrebbe affrontare nel prossimo futuro. Il mondo è in continua trasformazione e anche il settore dei distillati, come lo è oggi quello del vino, potrebbe diventare un asset di borsa sul quale poter investire.
 
Per questo motivo pubblichiamo qualche stralcio di un articolo molto interessante comparso sulla Rivista “L’Assaggio” del Centro Studi Assaggiatori (di cui consigliamo l’abbonamento a tutti i nostri appassionati). L’uscita è la numero 51, Autunno 2015.
 
“…Che cosa è un contratto future sul vino? Può essere un investimento redditizio? L’Italia solamente da poco più di un decennio ha iniziato a sviluppare e realizzare l’idea che il vino possa essere una fonte d’investimento concreta. In Francai questo lo sanno bene, infatti i contratti future sono presenti da circa un centinaio d’anni soprattutto nella zona del bordolese e sono conosciuti con il termine en primeur. Questo è il termine francese per la vendita del vino nella forma dei contratti future. Il mercato en primeur non è limitato solamente ai vini di Bordeaux ma certamente in quella regione ha avuto le sue origini e il suo impatto più rilevante.
 
I future vinicoli quindi si riferiscono al vino acquistato prima che sia imbottigliato. Un contratto en primeur permette a chi lo acquista di assicurarsi una fornitura di un determinato vino, di una specifica annata, (vintage), a un prezzo che viene stabilito all’inizio della fase di maturazione del vino. Al termine del periodo di maturazione il produttore consegnerà il prodotto finito al portatore del contratto.
 
Il produttore si impegna quindi a consegnare la merce mentre l’acquirente si impegna a pagare il prezzo prestabilito. Al momento della sottoscrizione il poroduttore rilascia all’acquirente un certificato rappresentativo della merce che attesta le varie caratteristiche del contratto e la sua validità. Tale certificato del contratto a termine può essere oggetto di scambio; non è infatti necessario che la persona che a scadenza ritirerà la merce sia la stessa che ha sottoscritto il contratto. Ecco spiegato il motivo per cui il future sul vino può essere visto anche come mero investimento finanziario.
 
Non tutti i vini possono essere oggetto di contratti future. I requisiti per il successo dei futures sul vino sono principalmente:
– altissima qualità e prestigio del vino e della casa vinicola;
– grande richiesta sul mercato;
– longevità del vino;
– valore dell’annata;
– rarità o numero limitato di bottiglie.
 
Ecco perché risulta fondamentale acquistare vini che non solo siano in grado di essere conservati a lungo, ma che soprattutto riescano a migliorare col tempo le loro caratteristiche, i loro profumi e i loro aromi; tutte peculiarità che appartengono più ai grandi vini rossi rispetto ai bianchi o ai rosati. Inoltre conviene sempre investire soprattutto se non si conosce bene il settore, in bottiglie e produttori di fama mondiale, i quali garantiscono sempre elevati standard qualitativi e una pressoché continua ottima riuscita dei propri vini.
 
Le imprese vitivinicole con questo nuovo sistema di commercializzazione hanno la possibilità di incassare velocemente somme ingenti, di favorire un ammortamento anticipato dei costi e di conseguenza di facilitare gli investimenti anche in ottica di un possibile miglioramento della qualità del prodotto. Per l’acquirente invece si tratta di acquistare vino a un prezzo solitamente inferiore a quello di mercato. Questo differenziale a lui favorevole è dovuto all’arco temporale che interoccre tra la data di stipula del contratto e la data di consegna della merce e dall’impossibilità di poter testare il prodotto comprato, confidando comunque nella qualità del produttore.
 
Il prezzo dipende in gran parte dalla valutazione espressa dai wine critics e soprattutto dal celebre Robert Parker. I giudizi del Wine Advocate, attraverso portali come Liv-Ex fanno scendere o salire i prezzi come se fossero titoli.
 
Evidenti sono i rischi collegati a una valutazione molto precoce della qualità dei vini. il legno delle botti, le capacità d’invecchiamento e le azioni di marketing possono generare salite e discese importanti nel valore e nella qualità dei vini. Per questo l’acquirente ultimo, quello che alla fine dovrebbe bere il vino, è poco tutelato dal meccanismo en primeur. Ma chi vuol fare il parallelo con gli altri futures, quelli legati ai titoli azionari, indici di borsa e quant’altro è fuori stata poiché non esiste ancora un mercato secondario in cui vengono negoziati futures continuativamente.
 
Per ora nel nostro paese sono le aziende che emettono i certificati mentre in Francia il sistema dei contratti a termine coinvolge anche mediatori e banche. Il mercato italiano è solo agli inizi…”

Non ci resta che attendere per vedere che cosa accadrà. Nel frattempo noi la Grappa la beviamo, sia giovane sia invecchiata.

Testo e Foto: Marco Zanoni

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