Cronache di Grappa, Interviste

IL PATRIARCA DELL’ALAMBICCO, DISTILLERIA BEPI TOSOLINI

Torniamo nel nostro Friuli per un appuntamento davvero speciale. Oggi incontriamo una donna straordinaria, che abbiamo avuto modo di conoscere bene: si chiama Lisa, ultima generazione di una distilleria conosciuta in tutto il mondo, la Bepi Tosolini.
In lei troviamo una forza straordinaria (la genetica tramandata da nonna Giovanna, ne siamo certi), il sorriso sempre pronto, l’energia di ogni suo singolo gesto dovuto a quel suo senso innato per la grappa (come lo era per Smilla e la sua amata Neve) e a quell’attenzione ad ogni singolo dettaglio che la rendono la Jean- Baptiste Grenouille (ricordate il libro “Il Profumo” di Patrick Suskind?) del nostro amato distillato nazionale.
Una Donna della Grappa che fiera, tiene alto il vessillo del suo Friuli in tutto il mondo.
La tua e’ una famiglia da anni vocata alla distillazione. Un ruolo fondamentale l’ha svolto tua  nonna Giovanna, moglie del Bepi. Presentaci questa donna straordinaria. Dicono che dietro ad un grande uomo c’è sempre una grande donna e sicuramente mia nonna lo era, il suo prezioso lavoro dietro le quinte, sempre presente e con un piglio che oggi si definirebbe manageriale, ha permesso a mio nonno Bepi di diventare quello che un giornalista del Corriere della Sera nel 1968 definì “il Patriarca dell’alambicco”. Era lei a guidare la distilleria mentre mio nonno girava per l’Italia a far conoscere il suo amato distillato, la grappa. Erano gli anni del dopoguerra, mio padre e mio zio erano piccoli, e spesso vivevano le loro giornate seguendola nel reparto confezionamento, tra gli alambicchi e in cantina. Giovanna, a cui oggi è dedicato un alambicco a Bagno Maria costruito da mio padre agli inizi del 2000, ha vissuto tra vinaccia e mosti per oltre 60 anni e ricordo ancora che poco prima di lasciarci nel 1999 ogni mattina faceva il giro della distilleria per assicurarsi che tutti fossero al loro posto, nipoti compresi.

– La vostra attività inizia 1943. Parlaci del tuo Friuli, della sua tradizione e dei rapporti consolidati con i viticoltori del territorio. Il Friuli, terra di confine che ha saputo mantenere la sua identità e le sue tradizioni. Il friulano unisce la gente delle montagne e quella del mare, ci permette di creare una comunità che parla la stessa lingua e con essa si riconosce nel mondo. Pensiamo al Fogolar Furlan che da Toronto a Shanghai collega la gente del Friuli con la propria terra. Sicuramente non è stato facile partire dal nulla negli anni del dopoguerra, molti hanno cercato all’estero il proprio futuro; ricordo tra tutti un grande amico di mio nonno che ho la fortuna di conoscere personalmente, Primo Di Luca, oggi ambasciatore del Canada a Udine. E’ stato il forte legame con la sua terra che ha permesso a molte aziende di portare i propri prodotti sul mercato canadese. Mio nonno aveva un sogno, e l’ha realizzato nel 1943: la distilleria Tosolini che oggi dopo oltre 70 anni, condivide dei legami fortissimi con i viticoltori che con la vinaccia contribuiscono al nostro successo. Rapporti che vanno oltre le generazioni e che parlano delle persone e della terra friulana in modo schietto e semplice, valori che vogliamo ricordare sempre a chi si avvicina  ai nostri distillati .

– Il vostro metodo di distillazione? La “città degli alambicchi”, come la definisce mio padre Giovanni, oggi alla guida della distilleria assieme a me e ai miei fratelli Bruno e Giuseppe. Ogni distillato ha la propria storia e la propria struttura, ogni uva con la sua varietà regala delle note straordinarie che possono evocare emozioni e il mastro distillatore deve tradurre questo in un distillato. Non un semplice cocktail di aromi mescolati come non basta mescolare i colori per fare un quadro. L’uva deve essere studiata e capita all’origine e la maestria e la sapienza del mastro distillatore si riflette nell’utilizzo dell’alambicco giusto per esprimere al meglio quello che la natura ci regala, così ogni alambicco ha il suo linguaggio : lo Charante, il bagno Maria, le tradizionali caldaiette a vapore friulane…

 – Parlaci del rapporto con le altre distillerie. Siamo in pochi a distillare a livello artigianale oggi in Italia, nonostante si contino più di un centinaio di distillerie sparse sul territorio nazionale. Eppure si fa tanta fatica ad unire le forze per promuovere un distillato che invece ci unisce. Conosco molti distillatori e molte distillatrici tra cui quelle presenti nelle Donne della Grappa che svolgono un’attività costante per accrescere la cultura e la conoscenza di questo grande distillato.  Se pensiamo al whisky o al gin o al cognac ci sono migliaia di produttori che non hanno paura a fare squadra ma nulla vieta ad ognuno di loro di fare il proprio prodotto, con le proprie caratteristiche e la propria unicità. Riuscire ad unire le proprie forze è su questo che dobbiamo puntare e crederci davvero.
– L’importanza della comunicazione? E’ fondamentale e andando spesso all’estero mi accorgo di quanto sia sempre più necessario per valorizzare questo distillato che è ancora troppo poco conosciuto ed apprezzato. Dobbiamo comunicare la bontà e l’unicità della grappa italiana affinché entri di diritto nell’olimpo dei grandi distillati mondiali e non dobbiamo mai stancarci di trasmettere conoscenza e raccontare la storia delle famiglie che come la mia hanno contribuito a rendere grande la grappa. Partecipare ad eventi come EXPO’ ci permette di aprire una vetrina sul mondo e di presentarci nel modo migliore. Bepi Tosolini è presente per tutti i 6 mesi in oltre 20 ristoranti della CIR Food con il MOST l’acquavite d’uva, la Grappa AGRICOLA e l’AMARO TOSOLINI. I visitatori di EXPO’ avranno pertanto al possibilità di entrare in contatto con il distillato italiano, sopratutto durante tutto il mese di giugno, dove personalizzeremo il ristorante AROMATICA con la nostra grappa e i nostri distillati affinché si parli di grappa, di Italia e di Bepi Tosolini

– La grappa in cucina e l’importanza degli abbinamenti. Qual e’ l’abbinamento piu’ azzeccato? Anni fa realizzammo un bellissimo libro intitolato “La grappa in cucina” (edito da Gribaudo) che ebbe un enorme successo, grazie anche alle bellissime ricette di chef molto famosi. Perciò è chiaro che crediamo molto all’utilizzo della grappa o dell’acquavite d’uva in abbinamento ai piatti. Pensate che bello sarebbe se i ristoranti tornassero a fare i flambé davanti ai clienti e se la grappa potesse diventare parte dello show che lo chef esegue davanti al cliente, non solo con la sua maestria in cucina ma anche fuori tra i tavoli. Riscoprire questi rituali è doveroso per non rischiare di appiattire il piacere del mangiare fuori casa. Ben vengano anche abbinamenti audaci o semplici marinature di carne e di pesce. Se poi vogliamo parlare della tradizione allora ecco che il nostro dolce friulano, La Gubana che si presta ad un ottimo abbinamento con la grappa.

 – Qual e’ il vostro rapporto con le Associazioni come ad esempio Anag e la già citata Donne della Grappa? Sosteniamo tutte le Associazioni che promuovono la grappa e le ringraziamo per il costante e instancabile lavoro che svolgono. E’ anche grazie a loro che sempre più persone si avvicinano al distillato e lo apprezzano. Attraverso la loro promozione si crea cultura del bere e dove c’è conoscenza ci sono prodotti buoni che hanno bisogno di essere spiegati e valorizzati. Spesso queste Associazioni sono fondamentali per divulgare i marchi e dare loro credibilità. 

– Il prodotto che meglio esprime la filosofia Bepi Tosolini? Il MOST, l’acquavite d’uva distillata in purezza con gli alambicchi Charante, costruiti da mio nonno tanti anni fa ed apprezzata nel mondo per la sua morbidezza e grande aromaticità. E’ grazie all’acquavite d’uva che molte persone si sono avvicinate alla grappa e alla sua innata potenza. Tosolini unisce la forza dello spirito al suo profumo. A noi alchimisti del 20° secolo l’onere di ricavare un nettare concentrato, di distillare con sapienza e ritrovare i sapori ed i profumi della vendemmia. E’ l’anima dell’uva che dobbiamo ricercare, delle note particolari che ci identifichino, che ci rappresentino e distinguano, note femminili che ricordano il profumo di una bella donna o maschili dell’uomo che  fuma un sigaro. Per Tosolini la grappa si assapora prima con l’olfatto e la giusta attenzione a tutte le sue sfumature.

– Cosa ne pensi di PassioneGrappa e del suo impegno nel divulgare i valori legati alla grappa? Siete giovani e questo è l’aspetto che più ci fa piacere. Significa che sentite la grappa come distillato italiano e ne siete orgogliosi. Grazie a voi e alla vostra passione ci aiutate a tramandarne il significato alle nuove generazioni affinché non si dimentichino delle proprie tradizioni. Inoltre con le serate a tema educate i palati dei partecipanti affinché sempre più riescano ad apprezzare quanto di meglio le distillerie hanno da offrire; sono capacità che si acquisiscono con il tempo, lo studio e con l’assaggio continuo.

La Most invecchiata in barriques di ciliegio chiama la degustazione.
Il suo profumo è calamita, attira come il miele per le api.
La degustiamo piano, mentre fuori piove.
Un’armonia delicata, una dolce sinfonia, un perfetto saluto.
Un sorriso sincero.
Come quello di Lisa.
Testo: Marco Zanoni
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