Cronache di Grappa, Racconti

DUE STORIE QUASI UNA ALLEGORIA

Rigiro tra le mani e scorro le pagine di questo splendido racconto di Mario Rigoni Stern. Le sue parole, la scrittura sublime di un uomo straordinario, mi riporta agli anni della Grande Guerra, sulle colline di Asiago, a rivivere le vite dei nostri soldati nelle trincee.

Ritrovo lui, il grande scrittore, che a distanza di anni torna in quelle zone che conosce bene, e il suo incontro con la bottiglia di grappa dimenticata dai soldati, nascosta per bene in uno di quei camminamenti.

Grappa che era regalo, conforto, premio per i lunghi inverni, per il freddo, per la crudeltà che quei giovani hanno dovuto subire in difesa di una senso di Patria oggi sempre più affievolito.

Rivivo una vita fatta di cose semplici, della polenta calda con il formaggio di malga, del vino rosso dei colli, della caccia alla lepre sui sentieri innevati.

Incontro persone che nella loro normalità sono straordinarie come il sottotenente Roffo, il capitano Enrico Busa, il guardiacaccia Nane Monco.

Respiro il prufumo della legna che arde nel camino, l’odore della carne che cuoce sulla griglia, il muschio sugli alberi, il vento gelido che scompiglia i capelli e gela le mani.

Rivedo l’Altopiano, un posto che amo nel profondo, con i suoi boschi, i suoi sentieri, la sua dolce tranquillità sfregiata dalla Grande Guerra.

Cammino ma  sto attento a dove metto i piedi. Gli alberi nascondono talvolta tratti di trincea ancora intatta. Camminamenti abitati oggi da lepri e caprioli.

Controllo, guardo, cerco in ogni piccolo avvallamento o rientranza. La speranza è quella di trovare un’altra bottiglia di grappa.

Come quella trovata da Albino Vu e bevuta insieme a Mario Rigoni Stern, in una mattina di neve e caccia, in un casara di Boscosecco.

Questo racconto è stato stampato dai Fratelli Brunello in occasione del centocinquantesimo anno di attività dell’azienda. Sono state stampate millecinquecento copie, fuori commercio, per gli amici.

Sono stato onorato con la copia 534. Un ricordo, un’amicizia che conserverò gelosamente.

Testo: Marco Zanoni

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