Cronache di Grappa, Interviste

DISTILLERA MAROLO, IN PIEMONTE LA GRAPPA CON CLASSE

Continua il nostro viaggio alla scoperta delle realtà distillatorie italiane. Torniamo in Piemonte a parlare della “branda” con Lorenzo Marolo, seconda generazione di una famiglia legata al proprio territorio e alle sue tradizioni.

Scopriremo con lui un mondo dinamico ma al tempo stesso conservatore dei valori storici di una regione da sempre vocata alla distillazione. Scopriremo con lui dei personaggi straordinari a partire dal padre Paolo Marolo fino al maestro Giovanni Gallo. Scopriremo perchè questa terra è così ricca di giovani imprenditori che credono profondamente al proprio lavoro fatto sia di ore passate tra gli alambicchi sia come tramite perfetto dell’esportazione della nostra cultura, quella italiana.

Il profilo di Paolo Marolo disegnato da Luigi Odello è straordinario come solo una persona lungimirante come tuo padre può meritare. Vorrei però che ce lo presentassi tu, descrivendocelo con gli occhi di un figlio. È difficile racchiudere in poche righe ciò che mio padre rappresenta e ha rappresentato per la mia vita personale e professionale. Paolo è una persona carismatica che ha saputo crearsi un’identità ben precisa nel mondo della grappa. Per me è una guida e un esempio da seguire. Grazie a lui ho ereditato la passione per l’arte della distillazione e per la ricerca della qualità. Due aspetti caratterizzanti della produzione Marolo.

– Lorenzo, come dice tuo padre tu oggi rappresenti “il futuro che avanza, il domani con al tradizione di oggi”. Non male la pressione sulle tue spalle! La pressione la sento solo ogni tanto, e non è mai negativa. C’è un buonissimo rapporto tra di noi: condividiamo la stessa passione e lavoriamo insieme senza che nessuno si senta mai prevaricato. Sicuramente il mio ingresso in azienda ha apportato nuove idee e spunti per il futuro, come ad esempio il mio voler investire sulla cultura della grappa all’estero. Il mio sogno infatti è quello che la grappa un giorno possa competere con i grandi whisky e gli armagnac. Ci tengo a precisare però che tutte le mie idee innovative si fondano sui valori che mio padre mi ha trasmesso: qualità, perfezione, attenzione al dettaglio.

– Parlaci del vostro territorio ma soprattutto della “branda” e di quanto questo prodotto leghi le genti e le tradizioni piemontesi. La grappa, data la sua natura, rappresenta l’emblema, lo spirito del territorio in cui nasce. Per noi il legame con la terra e con la tradizione piemontese è fondamentale: distilliamo infatti esclusivamente vinacce fresche con impianti discontinui a bagnomaria. Con questi accorgimenti, non soltanto è possibile ottenere prodotti diversi cambiando varietà, ma è possibile cogliere l’essenza di singoli terroir: un esempio sono le nostre grappe di Barolo Bussia, Arneis Renesio e il Barbaresco Rabajà. Un altro prodotto che ci lega molto al territorio piemontese è Milla, il nostro liquore ottenuto dall’infusione dei capolini della camomilla in grappa di Nebbiolo.

– La scelta della distillazione attraverso il bagnomaria. Quali sono i pregi di questo tipo di procedimento e quali attenzioni bisogna riservare durante l’intero processo perché ne risulti alla fine una grappa eccellente? Gli elementi fondamentali per produrre una grappa di alta qualità sono tre:
1. la materia prima fresca: noi infatti distilliamo esclusivamente 3 mesi all’anno (da settembre a dicembre), 7 giorni su 7, 24h al giorno
2. la macchina: la distillazione a bagno-maria permette di evitare che le vinacce si brucino e producano l’indesiderato sentore di cotto e che la distillazione dell’alcool avvenga lentamente per ottenere un’ottima estrazione della componente aromatica per trascinamento.
3. la mano: ovvero la gestione del processo di distillazione, che è quello che poi fa la differenza e caratterizza il prodotto. Grazie alla combinazione di questi aspetti possiamo ottenere un prodotto morbido. Una grappa che scalda ma che non brucia mai. Da segnalare però che questo tipo di distillazione va a discapito della quantità. Ma a noi non interessa perché la ricerca della qualità è tutto.

– L’invecchiamento in legni di acacia e di rovere. Quali sono le principali differenze di un invecchiamento in questi due tipi di legno? Prima di tutto ci tengo a premettere che noi produciamo grappe invecchiate da 9 a 20 anni. In questo tipo di produzioni gioca un ruolo rilevante l’avvicendamento di legni diversi, ma ancora di più conta il tipo di utilizzo precedente dei fusti. Noi impieghiamo fusti di rovere (adoperati in precedenza per contenere marsala o vini bianchi piemontesi) che conferiscono sentori rotondi, di vaniglia, tabacco biondo, cioccolato e qualche nota speziata che può ricordare la cannella. Ma anche fusti nuovi di acacia molto tostati che permettono di asciugare il prodotto conferendo sentori di liquirizia, catrame e cuoio. Inoltre al fine di personalizzare maggiormente il prodotto vengono utilizzati fusti da lavorazioni alcoliche diverse, vedi whisky e porto. Non bisogna infine dimenticarsi che durante l’affinamento la grappa deve essere costantemente assaggiata per valutare l’evoluzione del prodotto. A questo, si aggiungono travasi frequenti.

– Il maestro Gianni Gallo e le sue bellissime etichette. Quando e perché è nata questa collaborazione? L’amicizia che lega Gianni Gallo alla nostra famiglia è iniziata quando mio padre ha smesso di insegnare alla scuola enologica. Gianni oltre ad essere un grande artista era anche un grande oratore e maestro di vita. Ed è su queste basi che si è fondato un rapporto di stima reciproca che ha portato mio padre a scegliere i suoi lavori per caratterizzare le nostre etichette. La nostra immagine da subito ha colpito per la sua originalità. Ancora oggi, dopo quasi 40 anni, le nostre etichette riscuotono un grandissimo successo. Tutto merito del grande maestro Gianni.

– Dove sta andando il mercato della grappa? Quali sono le principali tendenze nei consumi e quali sono i principali mercati di sbocco per la vostra distilleria? La grappa, da prodotto bianco, sta passando sempre di più a prodotto invecchiato. Questa è una grande opportunità, ma bisogna ricordarsi che quando si parla di grappa da mono vitigno, essa esprime al meglio le sue caratteristiche peculiari nella versione bianca. All’estero la grappa invecchiata è meno considerata dei grandi whisky. La vera sfida è insegnare al mercato, soprattutto estero, che la grappa può competere per qualità e complessità con qualunque altro spirito invecchiato. Questo naturalmente è possibile solo grazie ad uno sforzo comune di tutte le distillerie italiane, che dovrebbero muoversi sempre di più verso la ricerca della qualità. La grappa in questo momento è una nicchia sul mercato. Un prodotto sul mercato si salva per i numeri o per la qualità. E la grappa non avendo i numeri può contare solo su una media qualitativa soddisfacente. Il mercato della grappa in Italia ha subito una battuta d’arresto. Questo bisogna dirlo. Però si sono aperti anche nuovi mercati all’estero che hanno permesso alle distillerie italiane di mantenere invariata la produzione.

– Una scelta difficile: la grappa che più di ogni altra esprime la filosofia Marolo? Una grappa bianca di Barolo Bussia perchè è pulita, fine, dall’alto dei suoi 45 gradi, ma in grado di cogliere profumi e aroma tipici di uno dei cru più importanti della zona del Barolo. Note balsamiche di canfora, egregiamente bilanciate da sentori freschi di menta e anice. Il tutto in un complesso ammandorlato. Ci rappresenta bene perché è la riprova che una grappa bianca può esprimere profumi e sapori diversi a seconda del territorio.

– La comunicazione al giorno d’oggi. Quanto è importante accogliere i clienti nella propria azienda e quanto è importante raggiungerli fuori, attraverso Internet e Social Network? Noi abbiamo sempre messo al centro del nostro lavoro il cliente. Vogliamo che le persone vengano in cantina a vedere come distilliamo per poter poi diventare ambasciatori nel mondo dei nostri valori. Proprio per questo motivo, soprattutto durante il periodo della vendemmia, quando la distilleria è operativa 7 giorni su 7, diamo la nostra disponibilità ad accogliere i visitatori. È importante quindi il contatto diretto ma anche quello mediato attraverso internet e i social network. Una presenza sul web oggi è fondamentale per attrarre nuovi clienti ma anche per fidelizzare coloro che lo sono già. Invitiamo infatti i nostri fan a seguirci su Facebook e a postare immagini dei momenti più belli vissuti in compagnia delle nostre grappe.

– La grappa in cucina è possibile? Quali i migliori abbinamenti? Si può osare nell’utilizzo della grappa in alcune particolari ricette? Si è possibile. La grappa non è solo un digestivo. Si può anche usare per la miscelazione nei i cocktail o per la preparazione di dolci. Ma anche come magnifico abbinamento a formaggi stagionati, erborinati e piccanti.

– Quali sono i vostri rapporti con le associazioni di settore, come ad esempio Anag? Direi positivi. Siamo convinti che il lavoro di squadra sia fondamentale e quindi abbiamo sempre aderito alle diverse azioni promozionali di ANAG. È fondamentale continuare a fare network!

– Cosa ne pensate di PassioneGrappa? È un mezzo interessante che contribuisce a diffondere la conoscenza della grappa come prodotto di alta qualità italiana. E poi il team è composto da giovani, quindi mi fa ancora più piacere che ci siano coetanei che credono nella grappa.

Un icontro meraviglioso e denso di significato.

Salutiamo Lorenzo e la sua famiglia brindando con la loro grappa di Barolo Bussia.

Abbiamo incotrato delle persone straordinarie, se passate dal Piemonte, fatelo anche voi. Alla Distilleria Marolo vi aspettano a braccia aperte.

Testo: Marco Zanoni

Foto: Distilleria Marolo

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