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Storia

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STORIA DELL’ALAMBICCO

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Già in epoca assai remota gli antichi Egizi utilizzarono gli alambicchi per la produzione di essenze e profumi. Uno dei più antichi è la Crisopea di Cleopatra. I primi alambicchi perfezionati risalgono al 50 a.C. mentre nel primo secolo d.C. secondo quanto racconta lo storico Sinesio, Dioscoride Cilicio utilizzò uno strumento denominato “Ambic”. Sempre per la loro forma, gli altri apparecchi di distillazione medioevali erano denominati: lo struzzo, l’oca, l’orso, i gemelli. La distillazione con riscaldamento indiretto nacque nel Medioevo. Alla fiamma viva furono sostituiti bagni di sabbia o di limatura di ferro, pensando che questi, conferissero particolari virtù al distillato:

• Nel XIII secolo Abu Moussah Al-Soli descrisse la distillazione delle spezie per via secca con alambicchi in gres verniciato;
• Nel XV secolo Giovanni Michele Savonarola nel suo “De conficienda acqua vitae” forse il primo trattato sulla distillazione, scrisse anche della funzione del refrigerante;
• Nel 1608 Gian Battista Porta nel “De Distillatione” scrisse dell’uso dell’aria per ottenere distillati più ricchi di alcol e inventa l’idra a sette teste, un distillatore multiplo dove in ogni sezione si ottiene un liquido diverso. Si tratta del primo deflemmatore-rettificatore della storia;
• Rodolfo Glauber, razionalizza la costruzione e l’uso del refrigerante ad acqua (1658) e costruisce un deflemmatore orizzontale che consente di ottenere distillati più puri e di grado alcolico più elevato;
• Nel 1773 Boerhaave descrive un deflemmatore che è considerato il progenitore delle moderne colonne di distillazione;
• Nel 1801 Edoardo Adam costruì un apparecchio che gli consentì di ottenere acquavite ad alto grado alcolico con una sola distillazione;
• Nel 1806 Isacco Berard costruisce un cilindo orizzontale che può essere considerato il precursore delle attuali colonne distillatrici;
• In Italia il Comboni è il primo a progettare una caldaia in cui le vinacce sono separate dall’acqua per mezzo di un falso fondo: con ciò ha inizio la distillazione a vapore. Comboni detiene altresì il primato della applicazione del vuoto alla distillazione;
• Nascono i primi alambicchi mobili che per motivi fiscali non avranno una grande diffusione;
• Nel 1886 Da Ponte, famoso costruttore di apparecchi per la distillazione delle vinacce, costruisce un ingegnoso alambicco con un meccanismo di deflemmazione ad aria.

 FONTI:
– Grappa, Analisi Sensoriale & Tecnologica, Centro Studi Assaggiatori (Odello, Giomo, Versini, Zironi), L’Assaggio;
– Grappa, tra Assaggi e Alambicchi, Centro Studi Assaggiatori, (Odello), L’Assaggio;
– La Grappa e il suo mondo tra passato e presente, Edizioni del Laboratorio (Goi, Odello);
– Il Piacere della Grappa, Giunti, (Giuseppe Lo Russo)

Storia

LA GRAPPA E LA STORIA

STORIA DELLA GRAPPA

Prodotto povero, da sempre riservato al consumo delle classi più umili, la grappa non vanta particolari quarti di nobiltà né tantomeno notizie certe sulla sua origine. Ciò non toglie che il suo atto di nascita sia molto vecchio anzi, antichissimo. Infatti secondo molti studiosi la nascita potrebbe essere fatta risalire intorno al 511 d.C. e attribuita ai Burgundi, popolazioni barbariche d’origine germanica, in quell’epoca di passaggio nel Friuli.

Numerosi sono i documenti attestanti sia nei tempi remoti che in quelli antichi la produzione e lo smercio di distillati, sempre denominati acquavite, me è opinione comune a molti studiosi che la distillazione delle vinacce e quindi la produzione di grappa, fosse già nota ben prima anche se mancano notizie certe.

Diverso è il discorso, visto la fonte certa, in merito al Trattato di Atanasio Kircher, gesuita, risalente al Milleseicento. Certo la pratica della distillazione, si perde nella notte dei tempi ed è ormai storicamente provato che già nel 2000 a.C. i cinesi raggiunsero livelli di conoscenza e capacità non comuni a questa arte, nella quale eccelsero anche i Persiani e gli antichi Egizi e i genere i popoli orientali assai versati nella preparazione di essenze e profumi.

Malgrado il grande sviluppo della coltura della vite e il largo consumo di vino, la distillazione fu invece assai poco praticata sia dai Greci che dai Romani. Durante il Medioevo l’arte distillatoria ricevette impulso sostanziale dall’alchimia, momento d’avvio di quel complesso insieme di studi e conoscenze che avrebbero portato nel Settecento, alla nascita della chimica modernamente intesa.

Nelle mani delle classi ricche e colte le pratiche magico-religiose prima e quelle alchemiche poi, privilegiarono ovviamente la distillazione del vino, materia prima nobile per eccellenza, dal quale ricavavano l’acqua ardens. Ai ceti inferiori invece venivano lasciate le vinacce che mescolate ad acqua e lasciate fermentare costituivano i famosi vinelli. Ecco allora, in un’epoca dove lo spreco era bandito per pure ragioni di sussistenza, cominciò la distillazione di vinacce e vinelli così come i nobili e il clero facevano con il vino.

Con il progredire della tecnica i risultati delle distillazioni e dei prodotti finali andarono via via migliorando, già nel Seicento si trovano le prime notazioni aventi un certo interesse sotto il profilo tecnico e si parla esplicitamente di acquavite di vinaccia.

FONTI:
– Grappa, Analisi Sensoriale & Tecnologica, Centro Studi Assaggiatori (Odello, Giomo, Versini, Zironi), L’Assaggio;
– Grappa, tra Assaggi e Alambicchi, Centro Studi Assaggiatori, (Odello), L’Assaggio;
– La Grappa e il suo mondo tra passato e presente, Edizioni del Laboratorio (Goi, Odello);
– Il Piacere della Grappa, Giunti, (Giuseppe Lo Russo)