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Interviste

40 GRADI DI GUSTO, Cronache di Grappa, Eventi, Interviste

GIAN NICOLA LIBARDI E LE NOTTI DI…STILLATE

Incontrare Gian Nicola è davvero un grande piacere. L’occasione è unica, Notti Di…stillate è un progetto che a noi di PassioneGrappa è piacuto sin da subito. La seconda edizione è già partita, due tappe che hanno visto il pienone nei locali dove Gian Nicola ha portato la sua esperienza e la sua bravura con shaker e ingredienti di prim’ordine.

E’ la  Passione che lo guida, lo si capisce dalle risposte a questa breve intervista ma sopratutto nei suoi video che testimoniano quanto sia importante e gradito il riscontro di pubblico.

La grappa è al centro delle sue creazioni, una splendida via per promuovere il distillato che tutti noi abbiamo a cuore.

Gian, la tua passione nasce da lontano. Impegno, ricerca e…miscelazione. Ma quanto ti piace il tuo lavoro?! Inanzitutto grazie per questa chiacchierata virtuale con il mondo di PassioneGrappa. La mia esperienza e’ iniziata all’età di sedici anni, lavorando durante le stagioni estive, approfittando della vocazione turistica della mia zona Levico Terme in Trentino. Ho alternato un lungo periodo della mia vita, lavorando l’estate e passando il resto dell’anno all’estero, specialmente in Asia esperienza che mi ha regalato un grosso bagaglio culturale e una visuale lavorativa aperta. Mi sono subito innamorato di questo lavoro così pieno di relazioni e così ricco di cose da imparare ogni giorno.

Da dove nasce l’idea di Notti Di…stillate e quanta soddisfazione ti sta dando questo progetto? Sono un viaggiatore, e avevo un sogno:  “girare l’Italia con uno shaker in mano” , una cosa che mettesse insieme due delle grandi passioni della mia vita e da li le idee hanno preso corpo. “Notti di…stillate” è un format itinerante giunto alla sua seconda edizione, che di locale in locale racconta lungo tutta la penisola l’utilizzo in miscelazione di liquori, e distillati di montagna proposti insieme ai prodotti più’ accattivanti del momento. Il taglio di questa avventura però non voleva essere prettamente professionale, infatti i video che scandiscono le date del tour mostrano anche l’aspetto umano, raccontano i luoghi, le persone, le tradizioni. Sembra che le persone abbiano apprezzato questo approccio e la cosa ci fa molto piacere.

La Grappa è al centro delle tue sperimentazioni. Ti piace valorizzare questo prodotto tipico del tuo territorio? Il tutto è cominciato nei due anni che hanno segnato l’esperienza nel Drink Team di Bargiornale, lo storico mensile italiano dedicato al mondo del bar. Per la preparazione delle ricette ho sempre promosso le eccelleze territoriali della mia regione quindi grappa, i distillati di frutta, vini e spumanti, liquoristica di montagna. Il fatto che ognuno usi i propri prodotti territoriali in un contesto di questo genere aiuta a far conoscere l’immenso tesoro di prodotti che l’Italia può’ vantare, una ricchezza che per certi versi è ancora inesplorata.

Hai trovato pieno supporto da Roner e Marzadro, importanti partner di questo progetto? Roner e Marzadro sono due aziende storiche che offrono dei prodotti di grande qualità e che sono ambasciatrici nel mondo dei prodotti della tradizione dell’arco alpino, hanno appoggiato questo progetto e insieme cerchiamo di fare cultura sull’utilizzo e la conoscenza di questi prodotti anche in miscelazione.

Le prossime tappe del tour? Quest’anno il tour e’ partito dall’Argot di Roma per poi arrivare in gennaio al QuantoBasta di Lecce e in Toscana al Franklin 33. Il 2 febbraio saremo al Rialto di Bologna e molto probabilmente la successiva sarà in Veneto.

Adesso un cocktail con la grappa protagonista per tutti noi appassionati!

Anche più’ di uno!

PEDRO A NEW YORK

3,5 Grappa Giare Amarone Marzadro

1 cl Chartreuse Jaune

1,5 cl Lustau Pedro Ximenez San Emilio

2 dash Scrappy’s Chocolate Bitter

KONKA & KIBUDDHA

3,5 cl Gewurztraminer Roner

3 cl Mulassano vermut extra dry 

1,5 cl sugar salty syrup

1,5 cl lime

crustas di cipolla bruciata

BITTER SWEET SYMPHONY

4,5 cl Ashbach (distillato di vino)

1,5 cl Williams Reserve Roner

1 cl simple Syrup

2 dash Angostura

LUAR

4 cl 18 lune Marzadro

2 cl Carlo Alberto vermut bianco 

1,25 cl sciroppo di sale

3 dash Angostura bitter

Se non l’avevate capito con Gian si fa sul serio! Il consiglio è di andare a conoscerlo di persona nelle sue serate in giro per lo Stivale oppure a Levico, nel suo Tatikakeya Cafè.   Occasioni imperdibili per conoscere e degustare i sapienti cocktail del sake maestro italiano!

Testo: Marco Zanoni

Foto: Gian Nicola Libardi

Cronache di Grappa, Interviste

AMARO TOSOLINI

Riprende il nostro viaggio nel mondo degli spiriti. E’ un ritorno a casa per noi, con Lisa Tosolini scopriamo oggi uno dei prodotti più particolari di questa rinomata distilleria.

Al buon Bepi le idee non mancavano di certo! Ecco allora l’amaro Tosolini, a base di acquavite d’uva. Un “rimedio simpatico” che fonde al suo interno prodotti tipici del vostro territorio. L’amaro Tosolini è un infuso artigianale di oltre 15 erbe Mediterranee preparato secondo l’antica ricetta del fondatore. l’Assenzio Marino, la Salicornia, il Limonio e il Finocchio marino sono solo alcune delle erbe utilizzate che vengono poi infuse in acquavite d’uva e purissima acqua delle Alpi Giulie. Prima di arrivare sulle tavole degli appassionati, l’Amaro Tosolini riposa per oltre 4 mesi nelle sue botti nei casoni delle Venezie, lì l’ambiente salino e la brezza del mare regalano la sua sfumatura unica e inconfondibile.

In che modo lo distillate? Le erbe vengono selezionate e macerate in tini di frassino ed acqua vite d’uva MOST, dopo di che vengono separate e distillate in alambicchi botanici. A rendere unico ed inconfondibile l’Amaro Tosolini è poi lo speciale invecchiamento in carati nelle Lagune delle Venezie.

L’ingrediente fondamentale oltre all’acquvite d’uva ovviamente, è il “santonego”.  Il Santonego o più comunemente chiamato Assenzio Marino, Artemisia, è una particolare pianta che vive ai bordi delle lagune delle Venezie. Se stropicciata emana un profumo aromatico, delicato ed avvolgente. Una volta veniva usata per aromatizzare le tisane per favorire la digestione.

C’è un rito particolare al quale si può abbinare questo prodotto?  Versarlo su due cubetti di ghiaccio in un bicchiere, aggiungere una scorza d’arancia e personalizzarlo con un’erba aromatica a piacere, ad esempio il basilico, per renderlo più fresco, o qualche scorza di zenzero per esaltare il suo lato più accattivante. La proposta di Bepi Tosolini come aperitivo: “Spritz Med” 40 prosecco,20 amaro,40 ginger ale, cubetti di ghiaccio. Provare per credere.

Gli appassionati potranno conoscerlo al prossimo Vinitaly? Ci troverete al Padiglione 6 Stand C5 dove vi accoglieremo con lo “Spritz Med“.

Non ci resta che augurarvi una buona degustazione. Come avrete capito, questo amaro  della Tosolini è davvero qualcosa di unico nel suo genere.

Testo: Marco Zanoni

Foto: Distilleria Bepi Tosolini

 

Cronache di Grappa, Interviste

MAGNOBERTA, LA TRADIZIONE E’ DI CASA

Incontrare Valeria è sempre un piacere, tornare in Piemonte lo è altrettanto. Incontriamo oggi una delle “donne della grappa” più entusiaste nella promozione del nostro amato distillato nazionale.

Presidente dell’Associazione Donne della Grappa ed erede di una delle Distillerie più antiche e apprezzate del panorama italiano, oggi siamo ospiti della sua Magnoberta, in quel di Casale, nello splendido territorio del Monferrato.

Il Monferrato è un luogo fertile di tradizioni legate alla grappa. In pochi chilometri infatti si possono trovare splendidi esempi di arte distillatoria, tra cui ovviamente anche voi di Magnoberta. Per quale motivo e quali sono secondo te le caratteristiche che rendono unico questa porzione di territorio italiano? La Natura è madre di questo territorio ricco di storia. Nelle nostre bellissime colline riconosciute a livello internazionale, gli Infernotti sono patrimoni dell’UNESCO, la cultura della vite affonda le sue radici in tempi lontani. Da un territorio ricco di biodiversità a livello enologico, in cui i migliori vitigni esprimono grandi qualità in vini di alto prestigio, è stata una naturale conseguenza che la nostra azienda mettesse “radici” quasi 100 anni fa; e da vinacce ricche, sane e gustose riusciamo ad estrarre Grappe di pari pregio che raccontano la storia delle nostre terre.

Distilleria Magnoberta e una storia che arriva da lontano. Raccontaci della tua famiglia, delle vostre origini e di come siete arrivati fino ad oggi mantenendo un’identità forte, legata al Monferrato. È il 1918 quando tra i vicoli di Casale Monferrato, capitale del Monferrato e della tradizione vinicola piemontese, nasce la Distilleria Magnoberta. La piccola sede dell’Azienda si distingue per le prime preparazioni di Grappa e Liquori a base di erbe, sapientemente selezionate e messe in infusione secondo antiche ricette segrete e immutate da allora. Nel 1937 la famiglia Luparia con Rinaldo e il padre Giuseppe, entrano in azienda portando il loro importante contributo di viticoltori originari di San Martino di Rosignano. In questi anni difficili, si propongono prodotti naturali a base di erbe qualitativamente sempre migliori. È solo alla fine del conflitto mondiale che l’attività dell’azienda può riprendere con nuovo vigore, ampliando i propri mercati all’estero, in America, Europa e Australia, e trasferendo la sede nel 1949 in un moderno complesso di 16mila mq alle porte di Casale, sull’importante direttrice vitivinicola Casale-Asti. L’antico impianto di distillazione viene ammodernato, pur mantenendo la sua peculiare struttura. Nel 1962 il figlio Alberto sviluppa un personalissimo impianto di distillazione discontinua a vapore diretto a bassa pressione, interamente in rame, con un moderno sistema di smaltimento delle vinacce, che ancora oggi permette all’azienda di recuperare le vinacce esaurite, con massimo beneficio per l’ambiente. Oggi come allora è il Mastro Distillatore il vero artefice del procedimento di estrazione della Grappa: attento alle caratteristiche di ogni partita di vinaccia che arriva in azienda al termine della vendemmia, conoscitore delle migliori sfumature che un vitigno può esprimere, con competenza e attenzione riesce ogni anno a estrarre il meglio, il “cuore”, e ad accantonare ciò che è pesante e amaro. Alla fine di un lungo procedimento, dagli antichi misuratori fiscali ancora oggi attivi si estrae il prezioso liquido cristallino che allieta i palati più fini ed esperti. Precursore di una tendenza che si è molto affermata negli ultimi anni, Alberto amplia la già fornita cantina di invecchiamento di Grappa, e sviluppa le prime Grappe Invecchiate prediligendo le grandi botti di rovere di Slavonia dove il distillato è lasciato riposare almeno 4 anni. È del 1964 la prima Grappa di monovitigno dell’azienda: la vinaccia di Malvasia di Casorzo viene distillata separatamente per arrivare ad un prodotto più aromatico, delicato e morbido. Nel 1980 l’azienda si specializza nella distillazione delle grappe monovitigno tipiche della zona (Grignolino, Malvasia, Barbera, Freisa e Moscato), con l’intento di proporre al consumatore un prodotto più morbido e ricercato. Contemporaneamente si introduce un piccolo impianto di distillazione a bagno maria, sottovuoto a bassa temperatura e a lenta distillazione, per la produzione di Acquavite di Uva dai vitigni aromatici del Piemonte: dal Moscato di Canelli alla Malvasia di Casorzo. Si tratta di un impianto unico e dalla spiccata personalità, disegnato espressamente per le esigenze dell’azienda e quindi esclusivo. La distillazione sottovuoto permette di procedere a temperature più basse, che non stressano le componenti aromatiche dell’uva, e quindi consente di preservare nella distillazione le parti più nobili, fino ad ottenere un prodotto estremamente ricco dei profumi dei vitigni di provenienza. Il forte legame della famiglia Luparia con il territorio e l’arte della distillazione prosegue negli anni 90 con l’arrivo della quarta generazione: Roberta, Andrea e Valeria, figli di Alberto, con passione si dedicano allo sviluppo e alla promozione del prodotto Grappa e alla ricerca di nuovi prodotti. Nel 2000, a coronamento del sogno del bisnonno Giuseppe, nascono le prime “Grappe di Casa Luparia”, selezionati Distillati e Grappe dei migliori vitigni rigorosamente piemontesi, affinati in selezionate barriques. Nel 2004 la cantina di invecchiamento è ampliata con botti di rovere di Slavonia, fino ad arrivare ad una capacità totale di oltre 150 mila litri. Proseguendo la forte tradizione di porre in invecchiamento le migliori partite di ogni annata, da sempre seguita in famiglia, nascono le “Nobili di Casa Luparia”, preziose Grappe conservate fino a 20 anni in botti di legno con sapiente lungimiranza dal nonno Rinaldo: le nuove generazioni hanno saputo continuare e promuovere la filosofia della famiglia che propone prodotti di massima qualità, alla ricerca del perfetto incontro tra i migliori profumi e le più nobili sensazioni che un buon bicchiere di grappa può suscitare nell’animo dell’uomo. In questi ultimi anni grandi soddisfazioni per i riconoscimenti ricevuti: innanzitutto il prestigioso Premio di eccellenza “Alambicco d’Oro” ricevuto da PURA Grappa di Moscato MAGNOBERTA nel 2009 e da Grappa Morbida MAGNOBERTA nel 2010. Oltre a ciò i riconoscimenti “5 Grappoli” edizione 2015 e 2016 della rivista Bibenda con la Grappa Morbida MAGNOBERTA e la prestigiosa Grappa Patrimonio MAGNOBERTA. Inoltre continua la collezione Magnoberta HISTORIA con le edizioni 2009 – 2010 – 2011 – 2012 – 2013 – 2014 – 2015 e 2016 impreziosite da quadri d’autore di artisti locali.

Quale metodo di distillazione utilizzate e quanto è importante l’utilizzo di una vinaccia fresca? Il nostro impianto artigianale si avvale del più classico metodo Piemontese: si tratta di un sistema discontinuo con caldaiette in rame a vapore diretto a bassissima pressione, seguito da una colonna interamente in rame alta 11 metri con 33 piatti di concentrazione, in cui ogni minima sfumatura organolettica viene esaltata e concentrata per ottenere un prodotto di altissima qualità. La nostra Grappa racchiude profumi molto intensi e il sistema con il quale produciamo il nostro distillato è fortemente caratterizzante. Ovviamente tanta cura richiede una materia prima di ottima qualità: la vinaccia che arriva in azienda nei primi giorni di settembre viene attentamente controllata e le partite difettose non sono nemmeno accettate. In questo però ormai anche i vignaioli ci aiutano costantemente, conferendo solo vinacce di prima qualità, umide e profumate, appena svinate, cariche di profumi intensi tipici della nostra terra.

I vostri prodotti sono espressione del Monferrato. Patrimonio ed Historia ne sono un esempio. Raccontaci di queste grappe che tra le altre cose, sono legate a un anniversario importante per la vostra distilleria. Historia è un progetto di continuità che nasce 10 anni fa: per il 90° anniversario abbiamo voluto realizzare un’etichetta d’autore che raccontasse un’esperienza emozionale alla quale partecipano tutti i sensi. Era importante imprimere sulla nostra bottiglia il momento della giornata in cui, terminato il duro lavoro, si ha tempo per dedicare qualche minuto a se stessi, riflettere con calma e concedersi un momento di meditazione con una Grappa di alta qualità. Da qui nasce il tema “Tramonto sulle Colline” che è stato proposto nel corso degli anni a diversi artisti che hanno voluto raccontare ed interpretare questa sfida secondo il proprio stile. Il progetto è stato un successo e ha visto l’avvicendarsi di molti personaggi del Monferrato e non solo, che hanno colto nel segno raccontando la pace e l’armonia che infonde un buon bicchiere di grappa degustato in buona compagnia. “Patrimonio” Grappa 20 anni nasce per festeggiare il nostro territorio scelto come 50° sito italiano Patrimonio dell’Unesco. Il fulcro sono gli Infernotti, luoghi scavati con grande fatica nel tufo dove si lasciava il vino a riposare e ci si rifugiava per momenti di meditazione o di convivialità. Ci è sembrato opportuno e naturale pensare ad una Grappa che, riposando per 20 anni in botti di rovere nella nostra cantina di invecchiamento, permettesse ai nostri appassionati un’occasione di meditazione sia in una degustazione solitaria sia nella condivisione dell’esperienza dell’assaggio conviviale.

L’invecchiamento. Un tema importante e sempre più al centro dei gusti dei nuovi e vecchi consumatori. Cosa ne pensi di questo procedimento e come Magnoberta si è organizzata in tal senso? L’invecchiamento è sempre stato per noi un tema sensibile e importantissimo. Siamo stati gli unici a certificare l’effettivo invecchiamento delle nostre Grappe invecchiate, come la pregiatissima Grappa Stravecchia 4 anni, riportando in etichetta il certificato di analisi rilasciato dell’Agenzia delle Dogane di Alessandria. È infatti proprio l’Agenzia delle Dogane che controlla e custodisce i magazzini di invecchiamento siti presso la nostra azienda e grazie alla loro stretta collaborazione possiamo controllare annualmente l’andamento delle partite in invecchiamento. La struttura delle nostre cantine, disposte ad un piano inferiore rispetto alla distilleria, garantisce un livello di umidità e temperatura costante che ci permette di condurre invecchiamenti lunghi e lenti che concedono alle nostre riserve note vanigliate non troppo insistenti, ma estremamente stabili nel tempo. Siamo più propensi ad un lento e costante arrotondamento del gusto ottenuto con invecchiamenti in tini di medie dimensioni da 1000 fino a 5000 litri, piuttosto che ad un veloce e intenso affinamento ottenuto in piccole barrique e ciò ha portato a Riserve di grande pregio che vanno da un minimo di due anni fino a 20 anni. Attualmente proprio la partita più vecchia che abbiamo ancora sigillata è del 1997.

Avete un rapporto molto stretto con il mondo della pasticceria. Una scelta importante che parla di Grappa anche come importante ingrediente. Da sempre su queste pagine sosteniamo la versatilità in cucina del nostro distillato. A quanto pare, siamo sulla stessa lunghezza d’onda…. La Grappa sta riscuotendo un enorme successo in cucina e nel bere miscelato. Abbiamo tenuto, nel corso della primavera, una seria di incontri presso numerosi ristoratori proponendo delle interessanti Cene con degustazione in cui non solo la Grappa è stata il principale ingrediente degli ottimi patti proposti, ma ha monopolizzato l’intera serata con degustazioni guidate e confronti che hanno catturato l’attenzione del pubblico. I commensali, inizialmente scettici e spaventati dall’alta gradazione, sono rimasti sorpresi dal delicato abbinamento che ha conquistato anche i palati più fini. Nel corso di diverse manifestazioni è stato anche possibile testare la Grappa in cocktail e aperitivi a tema. Mi pace ricordare il nostro cocktail “Rosa del Monferrato” a base di Grappa di Grignolino ed estratti  di rosa che con il suo gusto e profumo bilanciati è stato accolto con grande entusiasmo.

Dove sta andando il mercato della grappa?Anche se ci sono deboli segnali di miglioramento nel consumo fuori casa, è sicuramente il consumo casalingo che sta crescendo: non tanto in quantità, ma piuttosto in qualità. Tutti noi distillatori stiamo cercando di far uscire la Grappa dal mero consumo come dopo pasto e quindi si sono moltiplicate le ricette di nuovi cocktails molto delicati ed equilibrati, che purtroppo faticano ancora a scalzare dal consumatore i mostri sacri del bere miscelato quali gin, vodka e rhum. L’estero rimane un mercato molto interessante e sempre più attento alla qualità che continua a dare molte soddisfazioni.

Cosa ne pensi di Passione Grappa e del Concorso Letterario “Distillati di Parole”? Siamo rimasti molto colpiti dalla passione e dall’entusiasmo che Passione Grappa dedica al tema. La nostra amata Grappa si merita finalmente l’interessamento dei media e dei giornalisti per assurgere all’olimpo dei distillati e occupare il posto che merita nella schiera dei distillati di prestigio. L’intensità aromatica e la variabilità di vitigni autoctoni che caratterizzano le nostre Grappe a livello nazionale ne fanno un distillato di grande qualità che può esprimere l’identità di un territorio e di una nazione con grande autorevolezza. Non possiamo che essere felici!!! Troviamo poi che l’idea di trasmettere tanta passione anche attraverso la scrittura sia di grande interessa sociale e culturale per cui non possiamo fare altro che appoggiarla completamente! Anzi abbiamo anche consigliato ad alcuni amici appassionati di scrittura di parteciparvi!

Non ci resta che brindare a questo nuovo incontro. Un brindisi per una Distilleria che da decenni produce e promuove prodotti unici del suo genere. Brindiamo a Valeria e a tutte le “donne della grappa” con la promessa, di ospitarle prossimamente sulle nostre pagine di PassioneGrappa.

Testo: Marco Zanoni

Foto: Magnoberta Distilleria

Cronache di Grappa, Interviste

MAZZETTI D’ALTAVILLA, MONFERRATO 7.0

Il Piemonte è una terra che amiamo. Per questo tornare, rappresenta un piacere. Un piacere che è ancora più grande quando veniamo accolti dal sorriso e dalla cordialità di Silvia Mazzetti. Ebbene sì, dopo un lungo viaggio, siamo giunti a una pagina importantissima del nostro diario sulla Grappa.

Siamo nel Monferrato, un luogo ricco di storia e di tradizione, un luogo dove la Grappa è un segno distintivo molto forte di questa terra. Mazzetti d’Altavilla distillla da sette generazioni, incessantemente, facendo della qualità e dell’ospitalità il suo biglietto da visita.

La distilleria Mazzetti d’Altavilla vanta una lunga tradizione. Raccontaci la vostra storia, del fondatore Filippo e dei passaggi generazionali avvenuti negli anni. Dobbiamo risalire all’anno 1846 quando la Famiglia Mazzetti fondò nel cuore delle colline piemontesi del Monferrato la prima Distilleria dell’allora Regno Sabaudo. Filippo Mazzetti (1816-55) fu il primo di una lunga e mai interrotta dinastia di grappaioli a esprimere le potenzialità delle più nobili e profumate vinacce locali in un Distillato unico. In quei tempi le vinacce, dalle quali da sempre la grappa nasce per distillazione, erano principalmente considerate un materiale di disavanzo del processo di produzione del vino: per incuria ed impreparazione di molti vinificatori, spesso esse non erano conservate e selezionate al meglio, come oggi avviene per poter essere distillate ad arte. Dicono che Filippo, e dopo di lui il figlio Luigi (1842-1911), solevano spesso rammaricarsi dello spreco che si faceva di questa nobile materia prima (da buon piemontese!) che invece poteva essere nobilitata, trasformandola in un pregiato e inimitabile distillato: la Grappa. La produzione di Grappa derivante dai soli vitigni delle dolci colline piemontesi si affinò nella seconda metà dell’Ottocento attraverso l’opera di Filippo Mazzetti (1868-1943, nipote del capostipite). Nel Novecento i Distillati di Casa Mazzetti conquistarono l’Italia intera per poi superare i confini nazionali grazie all’impegno di Felice Mazzetti (1901-1981) e di Franco Mazzetti (1931-2015) che hanno davvero traghettato l’arte della Distillazione fino ai giorni nostri coniugando sapientemente tradizione e innovazione. Oggi sono la sesta generazione (Cesare, Nicoletta e Giorgio) e la settima (Chiara, Silvia ed Elisa) a tramandare e proiettare nel futuro un ineguagliabile patrimonio di dedizione e saperi che dura da 170 anni….e che è proiettato nel futuro con nuove idee di avvicinamento del pubblico più giovane al nostro prodotto italiano… anzi piemontese!

Il Monferrato è un luogo ricco di storia e di tradizioni. Come interagiscono queste con l’attività della vostra distilleria e quanto la grappa è un elemento di riconoscimento e di legame con il vostro territorio? Sin dalla sua fondazione la nostra Grapperia è fortemente legata al territorio in cui è nata (i piemontesi sono assai radicati!). Testimonianze evidenti del forte legame sono la scelta, rimasta ferma nel tempo, di distillare esclusivamente vinacce provenienti dalle aree monferrine e immediatamente circostanti e gli investimenti effettuati nel tempo presso la nostra sede. Il connubio fra i nostri prodotti e il territorio si celebra anche attraverso il restauro di un bene architettonico di elevato pregio come la Cappella Votiva “La Rotonda”, situata all’interno del complesso Mazzetti d’Altavilla, che è stata recentemente ristrutturata e resa fruibile ai visitatori. Inoltre la nostra sede da tempo propone eventi e iniziative che potenziano il turismo nel territorio monferrino, fra i quali visite guidate, degustazioni senza dimenticare mostre d’arte, presentazioni librarie e la lunga serie di pièce teatrali che hanno debuttato in occasione della rassegna “Teatro In Distilleria”. Partecipiamo alle grandi manifestazioni del territorio come “Riso & Rose in Monferrato”, “Grapperie Aperte” ed altro ancora. Inoltre Mazzetti d’Altavilla è attiva sul fronte “sociale” vantando la partecipazione attiva a iniziative benefiche fra le quali la parata di Telethon  o il “Progetto Sarah” per l’aiuto alle comunità del Madagascar. Non dimentichiamoci che viviamo in un territorio “patrimonio Unesco” che può dare un valore aggiunto alla nostra realtà e noi cerchiamo di promuoverlo al meglio anche nella nostra comunicazione diretta tramite i social e gli eventi in sede!

Quanto è importante la conservazione della vinaccia e quali metodi utilizzate per preservarla prima della distillazione? C’è una maggiore attenzione oggi, da parte dei viticoltori, nel consegnarvi vinacce sane e ben conservate? L’attenzione alla materia prima è divenuta via via sempre più di primaria importanza. Per questa ragione la nostra azienda testa da tempo le vinacce che ci vengono conferite dai nostri fornitori all’arrivo in Distilleria. Se le partite di vinacce non corrispondono ai requisiti di freschezza che richiediamo per avere il massimo della qualità, tali partite vengono respinte. Questo rigore, unitamente alla crescente sensibilità delle aziende vitivinicole fa sì che nel tempo la qualità della materia prima abbia raggiunto livelli davvero elevati. D’altronde come si può pensare di arrivare ad un prodotto finale d’eccellenza senza partire da una materia prima al top delle potenzialità? Questo è anche un dettaglio non irrilevante da comunicare a tutte le nuove generazioni, come la nostra, per farli diventare consumatori consapevoli!

Quale metodo di distillazione utilizzate? Innanzitutto è fondamentale per l’ottima riuscita del prodotto la meticolosa selezione della materia prima (vinaccia fresca e umida) e la distillazione in tempi brevi, per conservare tutta la fragranza ed il bouquet originario del rispettivo tipo di uva. Il metodo tradizionale di distillazione è quello detto discontinuo. Nel nostro specifico caso impieghiamo un impianto in sotto vuoto in cui si toglie l’aria dal sistema per abbassare la temperatura di distillazione in modo da ottenere grappe di grande finezza. Tramite la coclea di carico e i nastri trasportatori, la vinaccia si convoglia negli alambicchi su appositi cestelli che vengono sovrapposti, si chiude il coperchio, si scalda lentamente inviando vapore affinché la parte alcolica sia convogliata nella colonna distillatrice. Diciamo che, nella produzione l’impronta familiare e artigianale è rimasta ed anzi è stata sempre più valorizzata!

Grappe di monovitigno, tutte rigorosamente piemontesi. Perché questa scelta e qual è la risposta dei vostri clienti? Da sempre la nostra azienda punta ad essere espressione del territorio nel quale è nata e punta anche ad ottimizzare la qualità delle sue produzioni. Le vinacce locali, oltre a non creare costi ambientali legati a lunghi trasferimenti, hanno il vantaggio di raggiungere la sede in breve tempo e quindi di poter essere insilate negli appositi contenitori protettivi in tempo utile per mantenere il top delle potenzialità. Nel tempo abbiamo incrementato gli sforzi anche nella comunicazione della cultura della Grappa e sia la clientela, sia i consumatori finali che vengono a conoscenza dei nostri standard di produzione mostrano una accresciuta fiducia ed affezione, certi della qualità del prodotto che trattano o degustano. Certamente la spinta deve partire da chi conosce il territorio… anche per valorizzarlo sempre più!

Dove sta andando il mercato della grappa? C’è una tendenza dei consumatori a preferire i prodotti invecchiati? Le Grappe esercitano un richiamo crescente su un pubblico che poco per volta diventa più ampio: si è cominciato prima con l’avvicinamento delle donne (la nostra azienda vede peraltro figure femminili alla guida già da molto tempo) e oggi con un discreto interesse da parte di fasce di pubblico più giovani. All’estero l’immagine del prodotto è in crescita anche se permangono difficoltà burocratiche e, in alcuni paesi, differenze culturali ancora da superare. Le invecchiate mostrano il maggior appeal e conquistano fette di pubblico più ampie, grazie alla loro maggior amabilità e anche per via della maggior e primordiale notorietà internazionale di distillati stranieri lungamente invecchiati. Auspichiamo però anche un ritorno alla Grappa giovane che rappresenta l’origine del nostro distillato di bandiera e, per compiere questo processo, diciamo che può essere utile avvicinare i nuovi consumatori con distillati invecchiati, prodotti che favoriscono una prima conoscenza del prodotto e che poi possono stimolare un successivo approfondimento anche verso i distillati “giovani”.

La grappa che meglio rappresenta la storia e la filosofia Mazzetti d’Altavilla? Ci siamo posti la domanda in occasione della pianificazione della nuova Collezione 2016, che cade nel 170° anniversario dell’azienda e la risposta è stata duplice. In primo luogo la Grappa di Ruchè Invecchiata 100% Cru, un Distillato in cui l’azienda ha fortemente creduto per la particolarità e “monferrinità” che esso esprime e per gli importanti significati che sono impregnati nel nome stesso. La nuova nata porta il nome di “7.0”, un numero carico di significati: “7” come le generazioni raggiunte dai “Distillatori dal 1846” ma anche come il numero dei comuni che compongono l’area di produzione del vitigno Ruchè di Castagnole Monferrato. Un vitigno autoctono e ricercato la cui Grappa, invecchiata in botti di essenze pregiate, sarà contenuta nella “7.0”, bottiglia dal packaging ed etichetta “strabilianti”. “0” come i chilometri che separano le vinacce di Ruchè, tipicamente monferrine (vediamo le vigne dalla nostra sede!), “0” come l’impatto ambientale di Casa Mazzetti, grazie anche alla riduzione dei costi (anche ambientali e di trasporto), dall’assenza di intermediazioni e di costo di imballaggio e conservazione. Importantissimo, per noi, l’obiettivo che ci poniamo con questa grappa: quello di avvicinare le nuove generazioni di consumatori al Distillato Italiano di Bandiera: per tale ragione è stata scelta una grappa Invecchiata di Ruchè ovvero per attirare l’attenzione di un pubblico magari ancora lontano dalla Grappa che si trova subito a conoscere un vitigno del tutto particolare. Con questo puntiamo a infondere la volontà e curiosità di continuare il viaggio di conoscenza nella Grappa, arrivando anche alla Grappa giovane! In secondo luogo, fortemente rappresentativa del panorama delle Grappe piemontesi è anche la Grappa di Barolo Invecchiata: non a caso la bottiglia celebrativa dei 170 anni di Mazzetti d’Altavilla contiene una pregiata Riserva di Grappa di Barolo lungamente Invecchiata (oltre cinque anni!) all’interno della Barricaia in cima alla collina di Altavilla Monferrato.

Quanto è importante la comunicazione al giorno d’oggi? Meglio le fiere di settore (come Vinitaly) o la comunicazione online? La comunicazione è cambiata molto negli ultimi anni per via della nascita di nuovi canali che al momento si sono affiancati ma non del tutto sostituiti a quelli tradizionali. Crediamo dunque nel giusto connubio fra eventi di incontro diretto (come le fiere e le degustazioni, oltre alla massima disponibilità nell’accoglienza in sede e presso il nostro Show Room di Marcallo, alle porte di Milano) e i mezzi più moderni come il web nelle sue varie sfaccettature, dal sito, ai social network senza dimenticare i video. Pur essendo molto “social” (siamo presenti sui principali network dove cerchiamo di alimentare il dibattito e usare un linguaggio giovane per comunicare la nostra passione) ci teniamo però al contatto umano: per questa ragione tutte le occasioni di incontro, siano esse fiere o eventi, sono assai gradite. Il metterci la faccia fa la differenza!

Cosa ne pensi di Passione Grappa e del Concorso Letterario Nazionale “Distillati di Parole”? Grande idea! Tutto ciò che stimola dibattito e condivisione, coinvolgendo un pubblico ampio è certamente utile a diffondere la cultura del distillato italiano d’eccellenza. Auguriamo al Concorso un buon successo e una buona continuazione nel tempo affinché possa diventare un punto di riferimento per chi vuole esprimere le emozioni della Grappa. Passeremo parola con piacere attraverso i nostri social di quest’iniziativa per far ampliare alla Grappa la sua “giungla di contatti”!

Solleviamo allora i bicchieri per un brindisi finale. Un’altra donna ha incrociato i nostri passi, ancora una volta siamo stati accolti e coccolati.

Una Grappa di Ruchè barricata allora!  A Silvia, a tutte le donne della Grappa e alla Distilleria Mazzetti d’Altavilla!

Testo: Marco Zanoni

Foto: Mazzetti d’Altavilla

 

 

 

Cronache di Grappa, Interviste

SARPA ORO, VENTICINQUE ANNI DI BARRIQUE

Si festeggia un compleanno importante alle Distillerie Poli di Schiavon. In questa storica distilleria vicino a Bassano del Grappa (con un proprio museo dedicato al nostro amato distillato, tutto da scoprire) fondata nel 1898, è arrivato il momento per la Sarpa Barrique di spegnere venticinque candeline.

Era il 1991 quando Jacopo Poli decise di creare una Grappa vigorosa ed elegante, dal carattere fiero, come un cavallo bianco da battaglia. Doveva essere una Grappa capace di esprimere i profumi floreali e fruttati dell’uva, una Grappa in cui racchiudere in perfetta sintesi gli aromi piacevoli della tradizione ma che non avesse tuttavia i difetti tipici delle Grappe di una volta che spesso erano pungenti e aggressivi.

Da queste premesse nacque SARPA, una Grappa autentica, vigorosa e sincera, un ponte tra la Grappa del passato e quella del futuro. E per celebrare l’evento, la Poli Distillerie ha realizzato una edizione speciale “25° anniversario”. La versione maturata in legno verrà rinominata “Sarpa ORO”, per dare maggior valore alla preziosità di questo nobile distillato.

Da quattro generazioni la Distilleria Poli opera con un antico alambicco completamente di rame, fra i pochissimi ancora esistenti, che permette di produrre Grappe e Distillati caratterizzati da un ricercato equilibrio di carattere ed eleganza.

Quattro generazioni di eleganza e passione.

Testo: Marco Zanoni

Foto: Distilleria Poli

Cronache di Grappa, Interviste

SAECOLUM TERTIUM, ANTICA DISTILLERIA DI ALTAVILLA

Continua la nostra esplorazione nel magico mondo delle distillerie italiane. Oggi torniamo nel nostro amato Piemonte per un nuovo e piacevole incontro con Fabrizio Mazzetti.

Piemontese doc, persona appassionata (oltre che di grappa anche per la sua Casale del basket) e mastro distillatore sopraffino ci presenta oggi uno dei fiori all’occhiello della sua storica e antichissima distilleria.

– Da dove nasce l’idea della Saecolum Tertium e cosa rappresenta per voi questo prodotto dal forte legame con il vostro territorio? Questa grappa nasce con l’intento di rappresentare il punto di arrivo di un’attivita’  che si dipana lungo il corso di tre secoli: l’attività distillatoria della famiglia Mazzetti,titolare dell’Antica Distilleria di Altavilla e della Distillerie Filippo Mazzetti di Altavilla Monferrato. Un’attività così strettamente legata al proprio territorio da esercitarsi da ormai 170 anni e sempre e soltanto con vinacce locali, prodotte nella Regione Piemonte. Nel caso specifico, per la Saecolum Tertium vengono utilizzate le vinacce di Barbera, il vitigno più tipico e quantitativamente rappresentativo del Piemonte e le vinacce di Ruchè, piccola chicca locale.

-Quale metodo avete utilizzato per la distillazione e per l’invecchiamento? Per la distillazione è quello tipico piemontese di alambicchi a vapore, che opera tassativamente entro l’anno di conferimento delle vinacce in distilleria; vinacce che devono essere freschissime all’arrivo e perfettamente conservate al momento della distillazione (che avviene nel periodo ottobre-dicembre). Tutta la grappa da noi prodotta attraverso le Distillerie Filippo Mazzetti, viene poi messa all’invecchiamento e imbottigliata con il marchio Antica Distilleria di Altavilla. La scelta di proporre  solo grappe invecchiate nasce negli anni settanta, in concomitanza con la separazione da altri rami della famiglia, per una maggior connotazione sul mercato della nostra produzione. Forse siamo l’unica distilleria in Italia ad avere come bottiglie di grappa fresca solo i campioni prelevateci a fine campagna distillatoria dai funzionari dell’Agenzia delle Dogane per le analisi del relativo laboratorio chimico. Possiamo pertanto affermare che nel campo dell’invecchiamento grappa abbiamo maturato una lunga esperienza che ci consente al giorno d’oggi di produrre la Saeculum Tertium che si avvale di ben quindici anni di invecchiamento in dieci tipi di legno diversi. Il tema dell’invecchiamento è molto interessante soprattutto se viene rapportato al tipo di grappa monovitigno prodotta. Per fare un esempio la grappa di Malvasia che noi distilliamo (Malvasia di Casorzo) viene messa all’invecchiamento in botticelle o barrique di ciliegio, perchè nell’uva Malvasia è contenuto il geraniolo, tipico elemento proprio del ciliegio. Con questo tendiamo a valorizzare i profumi e i sapori fruttati della grappa.

-E’ una grappa pensata per qualche evento particolare? Sì, la grappa Saeculum Tertium nasce nel 2011 durante la celebrazione del 150°anniversario dell’Unità d’Italia. In quell’occasione Unioncamere ed altre istituzioni nazionali hanno istituito il registro delle imprese storiche d’Italia, in base ad accurata e certificata documentazione storica. Dal novero delle imprese certificate ne son state selezionate e premiate centocinquanta a rappresentare tutto lo stivale d’Italia. Noi siamo stati scelti per la provincia di Alessandria e l’8 giugno 2011 a Palazzo Colonna a Roma abbiamo ricevuto il relativo premio con targa d’argento e medaglia appositamente coniata per aver costituito”Le radici del futuro” in quanto imprese che han fatto la storia d’Italia. Quel momento di indubbia soddisfazione morale l’abbiamo celebrato anche per futura memoria con la grappa che custodivamo da tempo per un’occasione speciale, la Saeculum Tertium appunto.

– A quale rito associereste la degustazione di questa grappa? Al rito conviviale delle ricorrenze importanti, quando è bello trovarsi riuniti a festeggiare con chi ci vuole bene, dopo un pranzo un pò speciale brindando con una grappa che chiuda in bellezza regalando nuove e piacevoli emozioni; magari accompagnata da cioccolato fondente, torrone o piccola pasticceria

– Vi troveremo al prossimo Vinitaly? Certamente sì, saremo presenti come al solito al padiglione 10 del Piemonte, allo stand E2. Per gli appassionati presenteremo la Grappa 4 Lustri distillata nel 1996 in occasione del 150° anniversario e da allora custodita nei magazzini d’invecchiamento (sotto stretta sorveglianza dell’Agenzia delle Dogane) e imbottigliata quest’anno per celebrare i 170 anni di attività, dal 1846 al 2016. PROSIT!

Non vi resta che andarlo a trovare al Vinitaly o meglio ancora in distilleria dove potrete anche visitare lo storico e magnifico museo della grappa. Per il resto, dopo un goccio di Saecolum Tertium, scoprirete una grappa che è un’opera d’arte.

Testo: Marco Zanoni

Foto: Distilleria Mazzetti

Cronache di Grappa, Interviste

L’ORO DI TERMENO: CALDIFF DI RONER

Quello che ci piace del mondo della distillazione è che i protagonisti non sono sempre gli stessi. E’ un mondo in continua evoluzione ma che mantiene forti i suoi legami alle tradizioni dei territori che le esprimono. Per questo le vinacce molte volte lasciano alla frutta il ruolo di attore centrale di una storia da raccontare.

E’ questo il caso delle mele Gravensteiner e del distillato delle quali si rendono protagoniste: il Caldiff di Roner. Ospitiamo oggi nella nostra vetrina, il mastro distillatore che si occupa di questo delizioso prodotto. Una breve intervista, un racconto che parla di un’acquavite di frutta molto originale.

– Un distillato di mele Gravensteiner. Mele autoctone, con produzioni limitate ma di alta qualità. Ancora una volta Roner si dimostra attenta alla biodiversità del suo territorio e alla salvaguardia delle sue tradizioni. Qual è l’idea che sta alla base di questo prodotto e quali riscontri avete avuto da parte del pubblico? La scelta delle mele Gravensteiner è stata dettata da due ragioni fondamentali. Da un lato queste mele hanno una gamma olfattiva e gustativa particolarmente ricca ed ampia; in particolare sono caratterizzate da una freschezza eccezionale e queste sono caratteristiche importanti nelle frutta in distillazione. Piaceva in particolare l’idea di armonizzare la freschezza e l’acidità di questa mela con la ricchezza dei legni derivanti dall’invecchiamento solera. Dall’altro le Gravensteiner sono, anzi erano, la mela tipica della zona. Si voleva per questo conservare e tramandare un gusto che rischiava di sparire ( anche se ci occupiamo direttamente della loro coltivazione) e fare un prodotto che avesse qualcosa di fortemente tipico, tradizionale ma al contempo fosse innovativo e internazionale. E poi Caldiff prende il nome dal castello di Egna!

– Quale processo di distillazione viene seguito? Doppia a bagnomaria di vapore

– Quale rituale si può collegare alla degustazione di un Caldiff? E’ un distillato che possiamo considerare “da meditazione”. Pensando a Caldiff abbiamo creato i nostri baloon da degustazione con il vassoio in legno! L’abbinamento che ci piace molto è con fettine di mela disidratate ricoperte di cioccolato fondente! Ma Caldiff è ottimo anche in miscelazione: i mixologist non resistono alla gamma ampia di questo distillato! Ne escono meraviglie come il cocktail Caldiff Gimlet o Roner Coffee.

Testo: Marco Zanoni
Foto: Distilleria Roner

Cronache di Grappa, Interviste

TRADIZIONI DI VAL D’ORBA, DISTILLERIA GUALCO

Ricomincia l’anno con una nuova intervista su PassioneGrappa. Oggi siamo ospiti della Distilleria Gualco nella splendida cornice della Val d’Orba. Una terra di confine, ricca di tradizioni e di culture che nei millenni si sono incontrate e influenzate.

In Distilleria ci accoglie Giorgio Soldatini, erede e prosecutore di una famiglia che dal 1870 si muove con abilità e raffinatezza tra vinacce e alambicchi.

– La vostra è una storia antica, radicata nella splendida Val d’Orba. Parlateci del vostro territorio, delle vostre genti e delle tradizioni legate alla Grappa. La Val d’Orba è sempre stata un territorio di confine, conteso tra la Repubblica di Genova, il Ducato del Monferrato ed il Regno dei Savoia. Il risultato è che la cucina, il dialetto e il carattere degli abitanti di questo territorio sia una magnifica fusione tra la cultura ligure e quella piemontese. Le colline della nostra zona ai piedi degli Appennini sono ricche di castelli e di vigne e qui si producono ben 3 vini Docg : l’Ovada , il Gavi e il Barbera del Monferrato. Questi vitigni donano anche vinacce fragranti per la produzione delle grappe. La grappa è una tradizione antica a Silvano d’Orba . Nel 1870 Gualco Paolo, un mio antenato, fondò la Distilleria Gualco dopo aver praticato per anni la distillazione itinerante nelle cascine della nostra zona conducendo quell’attività accanto a quella di bottaio e cestaio. Decise in quell’anno di costruire la prima distilleria del paese e della zona in centro a Silvano. Nel corso della storia si sono avvicendati numerosi distillatori e c’è stato un periodo in cui a Silvano erano operative ben 5 distillerie. Oggi le distillerie sono 2 e per questo motivo circa dieci anni fa l’amministrazione comunale , per tutelare la tipicità del prodotto, ha deciso di istituire la De.Co. grappa con un disciplinare che ne regola la qualità.

– Nella vostra “saga famigliare” una donna ha il ruolo di vera protagonista: Susanna. Parlateci di lei. Mia nonna Susanna Gualco ha gestito la distilleria per 30 anni dal 1971 al 2001 ereditando l’azienda di suo zio Gualco Bartolomeo, che già seppe rendere famose le grappe Gualco in tutta Italia. Sulle nostre bottiglie appare la scritta “ Le grappe di Susanna “ in suo onore perché grazie a lei, nonostante fosse vissuta in un periodo storico in cui si sviluppò sempre di più un tipo di produzione industriale , la nostra azienda seppe differenziarsi, dando un taglio artigianale e di eccellenza a tutta la nostra produzione per poter vantare così dei clienti di prestigio come il Vaticano e la casata Savoia. Fin da bambino l’ aiutavo d’estate, quando non ero a scuola, ad imbottigliare e nella preparazione dei liquori. La nostra azienda infatti, senza sottovalutare il fulcro della nostra attività che è la distillazione delle vinacce per la produzione della grappa, ha anche sempre saputo condurre una produzione parallela di liquori ed infusi che hanno riscosso di anno in anno sempre maggiori successi. Quello che ricordo di più di mia nonna erano lo spirito imprenditoriale e l’instancabilità . Le mattine di Natale arrivava all’ora di pranzo dopo aver chiuso il negozio. Era stanchissima dopo la stagione di vendite natalizie ma il sorriso e quello spirito che forse derivava dalla grappa non l’abbandonavano mai. Mia nonna è stata un esempio per me, per mia sorella Marcella e per mio padre Alessandro che fin da giovane l’ha supportata in azienda, figlio unico di una madre vedova fin dalla giovane età.

– La vostra storia è anche racchiusa nel libro “L’Oro d’Italia”. Una grande soddisfazione essere presi come esempio d’imprenditoria italiana da raccontare e tramandare. Certo è un onore essere in un libro che racconta la storia delle aziende centenarie familiari. Quando guardando l’indice del libro abbiamo visto nomi come Caffarel, Martini, Fiat, ci siamo sentiti allo stesso tempo intimiditi ma orgogliosi. Speriamo che questa continuità che si riscontra in pochissime aziende in Italia duri ancora per moltissimi anni.

– Le vostre grappe e l’attenzione alla qualità. Dove prendete le vinacce e quanto è importante la loro qualità? Da sempre sosteniamo che per ottenere una grappa di qualità, la freschezza e la conservazione delle vinacce è tutto e che il metodo di distillazione è altrettanto fondamentale. A nostro avviso il blasone del vitigno invece ha un’importanza minore anche se da un punto di vista commerciale talvolta sono i nomi che fanno vendere le bottiglie . Il nome di un vino o un vitigno prestigioso accostato a una grappa però a nostro avviso spesso è foriero di equivoci e crea un legame errato tra due mondi che sono sì vicini ma anche assai lontani, poiché la materia prima da cui si ottiene la grappa è la vinaccia e non sempre da vinificazioni prestigiose otteniamo vinacce particolarmente interessanti dal punto di vista del distillatore. Noi siamo nella zona del Dolcetto, del Barbera e del Cortese e poco lontani dal Moscato e dal Timorasso. Questi sono tutti ottimi vitigni ma potete star certi che quando arriva la vinaccia in distilleria prima ancora di domandare il nome del vitigno chiediamo ai fornitori quando hanno torchiato. Questo perché per mantenere una filiera sana le vinacce devono arrivare in distilleria nel minor tempo possibile e questo si ottiene solo ritirando vinacce fresche di torchiatura.

– Il vostro metodo di distillazione? Qual è la differenza tra l’alambicco a bagnomaria Piemontese rispetto agli altri alambicchi dello stesso genere? L’alambicco a bagnomaria alla Piemontese si differenzia dagli altri alambicchi di questo genere perché è un sistema a vinacce emerse mentre il più diffuso bagnomaria trentino è un sistema a vinacce sommerse. Questo significa che le vinacce vengono calate con un gancio all’interno dell’alambicco disponendole su tre cestelli senza aggiunta di acqua o feccia. Esse pertanto, pur conservando la loro naturale umidità che deriva dalla vinificazione, vengono distillate a vapore conservando il loro originario stato solido. L’estrazione dell’alcool avviene mediante un flusso di vapore acqueo. Questo vapore viene ottenuto dall’acqua del bagnomaria e cioè l’acqua che va in ebollizione all’interno della caldaia che circonda il contenitore delle vinacce. In questa maniera il vapore acqueo penetra nelle vinacce a bassissimi livelli di pressione rispettando al massimo la materia prima. Un’altra particolarità del sistema a bagnomaria alla Piemontese è il Forno Ratti. Questo forno, che fornisce il calore necessario a tutto l’alambicco, viene avviato il lunedì mattina bruciando un piccola quantità di legna e per tutto il resto della settimana utilizza come combustibile le vinacce esauste senza che esse debbano essere esiccate.

– Il vostro metodo d’invecchiamento? L’invecchiamento dei nostri prodotti avviene in barriques da 220 litri di rovere francese e di acacia. Tra queste: le botti nuove vengono acquistate a tostatura leggera mentre quelle usate precedentemente per il vino ( Gavi, Vin Santo , Timorasso ) sono quasi tutte a tostatura media. Per i prodotti meno invecchiati, quelli cioè da tre o quattro anni di invecchiamento, utilizziamo invece tonneau da 500 e 1000 litri di rovere di Allier a tostatura leggera o media. Ogni botte viene sigillata dall’Agenzia delle Dogane per cui abbiamo una data di introduzione ed una data di estrazione della grappa dal magazzino di invecchiamento certificata per ogni partita estratta. La filosofia generale è quella che il legno non prevalga mai sulla grappa e che ogni annata si riveli diversa per vendemmia, per distillazione, per tipologia, marca e tostatura delle botti utilizzate. E’ abbastanza frequente trovare due lotti diversi dello stesso prodotto con tonalità di colore leggermente diverse proprio perché le nostre botti hanno provenienze e tostature diverse le une delle altre.

– Quali sono le attuali preferenze del mercato? Grappe giovani o barricate? Negli ultimi anni abbiamo riscontrato un interesse crescente per le grappe invecchiate, stravecchia o riserva. Noi non amiamo la parola “barricata” perché nel disciplinare della grappa non viene mai menzionata per cui è un’altra di quelle parole retaggio del mondo dei vini da cui possono nascere spiacevoli equivoci. L’utilizzo invece delle parole invecchiata, riserva o stravecchia in etichetta prevede in base al regolamento che questi prodotti rimangano sotto sigillo delle Dogane per periodi di tempo ben stabiliti certificandone così l’effettiva permanenza in botti di legno.

– La grappa che meglio rappresenta la vostra distilleria per storia e tradizione? La Rosina, una robusta, intensa, corposa e autentica grappa di Dolcetto da 56 ° che fa 9 anni di invecchiamento in botti d’acacia. Era la preferita di mia nonna, che non amava i prodottini da 40°, anche perché la morbidezza sul palato di un prodotto non deriva dalla gradazione alcolica ma da una corretta distillazione ed un corretto invecchiamento.

– Un rituale e una ricetta a cui abbinare una vostra grappa? Io a casa faccio il Mandamisù, la stessa ricetta del Tiramisù ma utilizzando al posto del caffè la Mandamara, un nostro liquore a base di grappa, mandorle dolci e mandorle amare. Vi assicuro che è un prodotto piacevole. Tutti gli anni alla nostra festa di Novembre non me ne rimane neanche un assaggio.

– Quanto è importante comunicare le tradizioni e la cultura legata alla grappa ai giorni nostri? Meglio i social o le fiere di settore? La comunicazione migliore è la brillante conversazione che fa un buon prodotto con un palato altrettanto brillante. Senz’altro però i social aiutano a diffondere la cultura della grappa. Le fiere e un bel sito internet aiutano a trovare potenziali operatori interessati ad acquistare e distribuire il prodotto. Quando l’UE si metterà d’accordo sulla vendita per corrispondenza delle merci soggette ad accisa potremo anche lanciarci seriamente nell’E-commerce. Per ora questo è legalmente attuabile solo per le vendite in Italia ed è una grande limitazione per un mercato come il nostro dove la vendita diretta ai privati è sempre più importante.

– Come fare per venire a visitarvi? Sono previste degustazioni guidate? Siamo sempre aperti , anche di domenica. Sul nostro sito ci sono gli orari di apertura. Chiudiamo a malincuore solo per le feste comandate.

– Cosa ne pensate del portale PassioneGrappa? E’ un ottimo veicolo di promozione per la nostra amata grappa. Non dico di tradurre tutto ma secondo me dovreste farne una piccola parte anche in inglese perché il pubblico del nostro distillato nazionale è sempre più internazionale. In un ristorante di Tokyo per esempio, un signore giapponese di un’ottantina d’anni mi ha stupito chiedendomi dettagli tecnici stupefacenti su come avveniva nella nostra azienda la fermentazione delle vinacce bianche. La grappa si sta finalmente internazionalizzando.

Poesia in dialetto silvanese sulla grappa “èua vita” del poeta dialettale Elio Robbiano con traduzione in Italiano:

Ra fiama l’è òuta, u lambìcu u büfa:
u sórta ra grapa gu-sa per gu-sa;
l’è uguòle au sidù di cuntadëigni,
chi l’hòu spanciò travèrsu ai firàgni.

La fiamma è alta, l’alambicco soffia:
esce la grappa goccia a goccia;
è come il sudore dei contadini,
che l’hanno versato attraverso i filari.

Pirchè ra vigna l’è mè na spusa:
sö’ unuròla, sid-nó l’è girusa:
ancù ra sapa a và caré-sòja,
‘ncu l’èua giüsta sögna bagnòla.

Perché la vigna è come una sposa:
occorre onorarla, altrimenti è gelosa:
con la zappa va accarezzata,
con l’acqua giusta bisogna bagnarla.

E tzì, uguòle a ‘n’amòunte fedéle,
a t’darà i rapi cu’ tòunte usnéle,
t’avròi ‘n regàlu per tüta ra vita:
ansème ar vëi t’avròi l’«èua vita».

E così, come un’amante fedele,
ti darà i grappoli con tanti acini,
avrai un regalo per tutta la vita:
insieme al vino avrai l’«acqua vitae».

Brindiamo con una Rosina e con una fetta di Mandamisù a questa splendida realtà distillatoria italiana. Raccogliamo il consiglio di Giorgio, la parte in inglese del nostro sito è già in programmazione e in questo 2016 verrà lanciata in una sua versione light.

Da ultimo rimane il nostro saluto alla Val d’Orba e alla Distilleria Gualco. E’ stata un’esperienza storica e sensoriale di assoluto livello.

Testo: Marco Zanoni
Foto: Distilleria Gualco

 

Cronache di Grappa, Interviste

L’ANFORA DI MARZADRO

 

Intervistiamo Alessandro Marzadro in occasione del lancio del nuovo prodotto della distilleria di famiglia. Anfora prende il nome dai contenitori di terracotta nei quali la grappa viene lasciata affinare. Un nuovo prodotto, una nuova sfida affascinante che distilleria Marzadro offre ad un mercato in continua evoluzione e sempre più esigente.

Marzadro ha sempre saputo raccogliere e anticipare le sfide di un mercato complesso come quello dei distillati. Anfora è un’anticipatrice che ha tutte le potenzialità d’incontrare i gusti sempre in evoluzione dei consumatori. Da dove è nata questa idea? Il progetto di Anfora è nato circa due anni fa, è fondamentale presentare sempre nuovi prodotti e sperimentare nuove idee…tutto parte da lì. Siamo difronte a un prodotto unico, realizzato con una tecnica mai sperimentata nel settore della distillazione; le anfore in terracotta, fin dall’antichità, erano usate per conservare gli alimenti e oggi vengono utilizzate soprattutto dai produttori di vino. Abbiamo preso spunto dalla tradizione e abbiamo avuto ragione! Anfora è una Grappa che da subito ha riscontrato interesse da parte del mercato e dei consumatori, soprattutto per coloro che sono entrati a contatto con il mondo dei distillati partendo da quelli invecchiati. Anfora porta con sé una novità assoluta!

Presentateci la vostra nuova creazione. Qual è il suo segreto? Quali sono le principali caratteristiche? Anfora è una Grappa nata da un blend di vinacce di Teroldego, Marzemino e Merlot al quale si unisce una percentuale minore di Moscato, Müller Thurgau e Chardonnay. La Grappa ottenuta viene messa ad affinare nelle anfore in terracotta per 10 mesi ed ecco il risultato eccezionale: il colore resta quello di una Grappa giovane, limpido e cristallino ma al gusto, regala tutte le sensazione di un distillato invecchiato, ossia eleganza, morbidezza e rotondità, senza annullare la ricchezza aromatica e olfattiva propria delle vinacce dalle quali è partita.  Non ci sono segreti, lavoriamo come sempre con estrema chiarezza e le caratteristiche di Anfora sono l’esito di un processo naturale: la terracotta ha una micro ossigenazione doppia rispetto a quella delle botti, con uno scambio maggiore tra interno ed esterno. Una Grappa dall’aspetto giovane con tutte le peculiarità dell’invecchiamento, ovviamente senza i sentori del legno.

L’utilizzo delle anfore: quanta ricerca e quanto studio si nasconde dietro un progetto così innovativo e importante? Come ho anticipato, abbiamo preso spunto dalla tradizione dell’utilizzo delle anfore per la conservazione del vino. Un’idea, una prova, una sperimentazione fortunata! Per operare al meglio siamo partiti dalla selezione di un’eccellente materia prima, ossia abbiamo scelto la terracotta di due località toscane da sempre rinomate quali Montelupo e Impruneta, i loro manufatti e la qualità della creta e dell’argilla sono elogiati da secoli. Abbiamo poi realizzato queste grandi anfore da 300 litri ciascuna e le abbiamo posizionate nella nostra cantina di invecchiamento, vicino alle migliaia di botti che conservano altre Grappe. In aggiunta, ricollegandomi ai principi della semplicità nella lavorazione, abbiamo deciso di non fare nessun rivestimento o ceratura all’interno delle anfore. Tutto è naturale e spontaneo e la Grappa, una volta messa nelle anfore, è a contatto diretto con la terracotta per 10 mesi.

Anfora è già stata utilizzata in qualche abbinamento culinario? Sono state fatte già diverse prove, come già successo per la realizzazione del libro “Assaggi di Grappa”, al consumo tradizionale della Grappa vogliamo affiancare anche quello in cucina. Anfora si presta molto per sfumare i risotti, soprattutto quelli dai toni saporiti. In alternativa è perfetta per alcune marinature, con gli arrosti o con la selvaggina. È stata usata per fare anche alcune creme per i dolci con un risultato sorprendente. Oltre alla cucina stiamo continuando a seguire anche la strada della miscelazione: Anfora è ideale anche per realizzare cocktail, magari abbinata ad altri distillati o liquori.

Quale rito si può abbinare alla degustazione di Anfora? Anfora è la Grappa perfetta per le occasioni particolari così come è la Grappa adatta per tutti gli altri momenti della giornata. Rappresenta il piacere del fine pasto oppure esprime il meglio sé anche come distillato da meditazione; ovviamente la si può accostare agli abbinamenti più tradizionali come quelli del sigaro o quelli più golosi, magari con un po’ di cioccolato al latte. Suggerirei di provarla anche in occasione delle prossime Feste Natalizie: compagna insuperabile anche con la consueta frutta secca e con i dolci della tradizione.

Raccogliamo l’invito di Alessandro, le Feste si avvicinano, tenetevi pronti a degustare la vostra Anfora.

Testo: Marco Zanoni

Foto: Distilleria Marzadro

Interviste

MONTEGALDA 1840, DISTILLERIA BRUNELLO

Oggi ospitiamo non solo un grande produttore ma anche un amico di Passione Grappa. Paolo Brunello, portavoce di una delle Distillerie più antiche del panorama italiano, ci presenta in questa interessante intervista, la realtà più che centenaria della sua famiglia.

Nel Palazzone di Montegalda, tra i colli Berici e i colli Euganei, a due passi da Vicenza e degustando una splendida Fior d’Arancio vi riportiamo le sue parole.

Una distilleria che vanta una delle storie più antiche d’Italia anzi, la vostra attività è iniziata ben prima dell’unità nazionale. Raccontaci la saga distillatoria della famiglia Brunello! Моntegalda, 1840 è qui che ha inizio la storia della più antica distilleria artigianale d’Italia. Il capostipite della dinastia è Bortolo Lotto, un signorotto di campagna, amato e rispettato in paese. Al piano terra del “Palazzone” – ancora oggi sede della distilleria Fratelli Brunello – possiede un bruso, un rudimentale alambicco a fuoco diretto per la produzione di acquavite, un frantoio per olio da semi di vinacciolo e una macina per zolfo. Tre attività che unite alla grande azienda agricola di famiglia gli permettono di vivere agiatamente al fianco della moglie Teresa. Ha un solo figlio, Rinaldo peraltro adottivo, che sposa Maria Marzari ai primi del Novecento e scompare prematuramente dopo un paio di anni. Nel 1905 la fabbrica passa così in eredità alla nuora Maria, che per un bizzarro giro di parentele, è anche sua pronipote. Maria è una donna coriacea e tenace: tra le prime imprenditrici nel mondo della grappa, affina la tecnica di distillazione appresa dal suocero, mettendosi ella stessa all’alambicco e ottenendo ben presto premi e riconoscimenti. Una volta rimasta vedova si risposa con Giovanni Brunello, dal quale ha sette figli e grazie al quale darà continuità all’azienda. Infatti i due figli maschi, Giandomenico e Antonio, aiutano Maria nel lavoro della distilleria. Ma bisognerà aspettare la fine della seconda guerra mondiale perché i Fratelli Brunello si ricongiungano a Montegalda per riprendere in mano le sorti della Distilleria e mettere in atto le loro scelte.

Nella storia recente quali scelte sono state intraprese? Per una serie di motivi e opportunità i Fratelli Brunello scelgono di lavorare prevalentemente per conto terzi e vendere buona parte della grappa prodotta a una grande distilleria Veneta. Questa strategia, buona dal punto di vista economico, ha dei limiti e frena la visibilità del marchio che è riservato esclusivamente alle poche bottiglie confezionate e vendute nel “magasin” di casa Brunello. Fino a tutti gli anni Ottanta l’azienda è condotta dai Fratelli Brunello che a fatica concedono spazio ai figli, la quarta generazione, che dopo qualche “braccio di ferro” riesce ad emergere ed iniziare un nuovo percorso aziendale. Dai primi anni Novanta la storia della più antica distilleria artigianale d’Italia inizia lentamente a cambiare attraverso scelte apparentemente semplici ma impegnative per una piccola azienda che vuole tutelare la propria storia, il proprio trascorso e confermarsi presidio delle grappe territoriali e di qualità. Giovanni, Paolo e Stefano Brunello si staccano nettamente dai percorsi scontati e facili, rinnegano le grappe blasonate o ottenute da vitigni tali, sviluppano la ricerca di vitigni autoctoni, rari e promuovono delle grappe introvabili, in quantità limitate dedicate certamente a consumatori evoluti e non al grande pubblico.

Il territorio vicentino è da sempre vocato all’arte distillatoria. Vi si trova infatti un’alta densità di distillerie per una singola provincia. Quali sono i motivi di questa specificità? E’ innegabile che nel Veneto ci sia una lunga tradizione di grappaioli più o meno grandi. Non credo che sia un caso se proprio a Vicenza nasce la più antica distilleria d’Italia, la Nardini del 1779 e a seguire la Fratelli Brunello del 1840 e poi altre che ancor oggi fanno fumare il camino. Spesso ci si chiede perché proprio a Vicenza o in Veneto c’erano così tante distillerie. La risposta a mio parere è molto semplice: il nostro territorio offre tutte le caratteristiche e le risorse per sviluppare tale attività produttiva e poi mette a disposizione da sempre grandi materie prime da distillare.

Posizione e produzione giocano un ruolo strategico? Se notiamo la collocazione delle distillerie ancora attive possiamo vedere che si trovano nel cuore delle zone vocate alla produzione vitivinicola quindi in aree dove era ed è facile reperire la materia prima. Tra l’altro se immaginiamo le vie di transito di cento anni fa, quanto erano scarse e mal ridotte, si capisce il perché della diffusione delle distillerie nel Vicentino e il perché della loro posizione.

Quali sono i rapporti tra distillatori? I rapporti con le altre distillerie sono sempre stati buoni, compatibilmente con il rispetto delle zone si è sempre vissuti in buona armonia. A testimoniare ciò le varie iniziative che si sono sviluppate negli anni, da Distillerie Aperte che dura da 19 anni, a “La Vera Grappa”, grazie a Confartigianato un esempio unico di collaborazione tra distillatori al fine di porre sul mercato un marchio e una bottiglia unica per tutti i produttori artigiani vicentini. Tante sono state le iniziative che abbiamo promosso nel corso della nostra lunga storia e posso dire con orgoglio che la Fratelli Brunello è sempre stata in prima fila, protesa al lancio di collaborazioni tra imprese non solo della distillazione.

La vostra distilleria si trova in una posizione particolare. Parlaci del vostro territorio, delle sue genti e delle sue tradizioni legate alla grappa Possiamo affermare che la Distilleria Fratelli Brunello è nel cuore del Veneto, al centro di due importanti aree vinicole. Colli Euganei a est e Colli Berici a ovest dell’azienda. E’ innegabile che questa posizione abbia influenzato negli anni nelle strategie produttive. Come citato nella storia famigliare presso la casa Brunello sussistevano più attività in contemporanea: la distilleria “il Bruso” che raccoglieva da tutto il territorio circostante le vinacce, il frantoio per l’olio dei semi del vinacciolo e la macina per lo zolfo. Queste tre attività connesse all’azienda agricola creavano un grande centro di aggregazione e una realtà che riusciva a dare lavoro a molte persone.

E durante i periodi di distillazione? Tra settembre e dicembre, la raccolta della vinaccia era un momento di grande concitazione, il via vai dei carretti agricoli era incredibile. Tutti passavano almeno una volta in azienda, chi per dare e chi per avere qualcosa, l’autunno trasformava l’azienda, porte aperte quasi giorno e notte, gente che veniva scaricava le vinacce e si portava grappa, olio e pannelli. Non dimentichiamo che dopo aver prodotto la grappa la vinaccia veniva separata tra buccette e vinaccioli. I primi si spremevano per produrre olio e poi pressati per fare i pannelli da ardere, le seconde sparse nei campi come concime. I miei ricordi di bambino e ragazzo sono veramente pieni di gente di tutte le età che frequentavano la distilleria per motivi di scambio commerciale ma portati anche da curiosità nel vedere l’alambicco fumare di vapore.

Negli anni avete affinato il vostro metodo di distillazione. Quali sono le principali caratteristiche dei vostri alambicchi? Nel corso degli anni varie sono state le modifiche o meglio i miglioramenti apportati al nostro modo di fare grappa. Due grandi modifiche sono state fatte all’inizio della nostra “era” : la prima, la sostituzione del generatore di calore passando da una gestione dell’impianto ad alta temperatura e alta pressione a una gestione a bassa temperatura e bassa pressione. Una scelta coraggiosa e azzardata per gli anni in cui è stata fatta ma il risultato è stato fantastico. Abbiamo scelto di lavorare con un flusso di vapore molto lento ad una temperatura di 103 – 105 gradi con una pressione a contatto con la materia prima di 0,3 atm.

Mantenendo sempre sotto controllo la testa e la coda…Un’altra grande modifica è stata il separare fisicamente teste e code per poter eliminare interamente dal ciclo di lavorazione le teste. Questo ci ha permesso di migliorare il profumo dei nostri prodotti eliminando sentori pungenti che spesso sono presenti nelle grappe artigianali giovani venete. E’ evidente che tutto ciò non è sufficiente se non si presta particolare attenzione alla vinaccia acquistata e questo è un altro nostro chiodo fisso, per non usare il solito termine inglese. Tutta la materia prima che entra in Distilleria Brunello deve essere confezionata in sacchi così da non subire fermentazioni anomale che potrebbero comprometterne la freschezza e la qualità.

La vostra attenzione a un marketing che faccia ritornare gli appassionati e i curiosi a visitare la vostra distilleria. Vi siete contraddistinti negli ultimi anni in importanti investimenti in tal senso. Qual è la motivazione e quali sono le soddisfazioni? La Famiglia Brunello ha sempre avuto una particolare propensione all’ospitalità a prescindere dal business. Le porte del “Palazzone”, la nostra casa e sede aziendale, sono sempre state aperte a tal punto che dagli anni “90 questa apertura è diventata un’attività vera e propria. Nella parte agricola del fabbricato abbiamo allestito al primo piano 6 camere con bagno mentre al piano terreno, dove vi era la stalla, abbiamo predisposto una cucina ed una sala che ci permette di organizzare pranzi e degustazioni. Questi servizi funzionali alla distilleria e hai suoi clienti, sono organizzati e condotti come agriturismo sotto il marchio de “Il Palazzone”. Queste due attività nel corso degli anni ci hanno permesso di proporre visite guidate con degustazioni di prodotti tipici con la particolarità che gli ospiti possono anche fermarsi a dormire. Non di minore importanza sono stati i molteplici eventi organizzati in azienda per coniugare arte, cultura e gastronomia. Solo per ricordarne alcuni cito Katia Ricciarelli, il coro dei Crodaioli con Bepi De Marzi ed il grandissimo violoncellista il maestro Mario Brunello che ha deliziato gli ospiti con delle musiche da Bach ai Beatles. Le motivazioni, come dire, sono intime e fanno parte della nostra cultura ed educazione famigliare; spesso sono slegate dal business e generano grandi soddisfazioni a prescindere dal fatturato sviluppato.

Da sempre ponete l’attenzione nel coinvolgere i giovani nel consumo consapevole della grappa. Da qui il vostro bHappy, prodotto delizioso per un aperitivo spiritoso. Da dove è nata quest’idea? L’idea è nata in famiglia. Inevitabile che la 5^ generazione, iniziando a mettere il naso nelle cose di casa, apporti nuove idee. Proposte che possono sembrare azzardate o eccessive ma che comunque sono state prese in considerazione. Dopo un paio d’anni di sperimentazioni è nato “bHappy” un aperitivo naturale a basso contenuto alcolico che vuole far avvicinare i giovani alla nostra azienda. Abbiamo pensato che la miglior cosa era mettere a frutto le nostre capacità di produttori, la nostra conoscenza della materia e da lì è nata la ricetta di “bHappy”. Semplice in quanto naturale, preparato tutto da noi, dalla scelta delle erbe al confezionamento in bottiglia. Un modo nuovo per far conoscere al mondo dei giovani e non solo, la Distilleria Brunello.

Qual è la grappa che più contraddistingue la filosofia Brunello? La grappa Fior d’Arancio è indubbiamente un prodotto straordinario che ci lega al territorio circostante e alla nostra storia. Assieme al Cabernet Franc è stata la prima grappa monovarietale della nostra azienda e fin da subito ci ha dato grandi soddisfazioni. Come dite voi rappresenta appieno la nostra filosofia e il nostro modo di fare grappa: “Profumo antico e sapore moderno”. Quando iniziammo a produrla non c’erano molte grappe da vitigni locali e fu subito un trionfo. Da lì distillammo il “Cruajo” dei Monti Berici, il Groppello, il Tocai Rosso e via via ci siamo spinti fino allo Zibibbo di Pantelleria. Ognuna di queste grappe ha una sua storia unica e particolare, dire qual è la più emblematica è sempre difficile certo è che la Fior d’Arancio non finisce mai di stupirci conquistando ancor oggi nuovi palati, nuovi consumatori giovani ed anche lontani dalle aree tradizionali del consumo della grappa.

Quanto è importante la comunicazione al giorno d’oggi? Quanto sono diventati importanti in questo ambito internet e i social network? Non sono certamente io a scoprire quanto sia importante comunicare oggi. Posso dire che mai come ora saper comunicare bene aiuta l’azienda a crescere. Concetti che in una minuscola azienda artigianale non sempre sono facile da coniugare in azioni concrete con adeguati investimenti e progetti. Il mondo della comunicazione è una grande opportunità e nel contempo un grandissimo rischio. Si devono avere idee molto chiare e una grande coerenza altrimenti si rischia di essere travolti e sconvolti. Noi nel nostro piccolo ci siamo affacciate nel web nei lontani anni “90 con il primo sito e poi via via abbiamo seguito l’evoluzione dei social network cercando di coinvolgere queste realtà con piccoli progetti finalizzati alla visibilità del nostro marchio. Contest fotografici, test di prodotto, educational tour dedicato ai blogger, invio di comunicazioni mirate, queste e altre sono le iniziative che abbiamo messo in campo con risultati buoni a volte molto interessanti. Direi che per usare una similitudine, siamo in trincea e difenderemo la nostra posizione con adeguate azioni. Ed a proposito di idee innovative mi piace ricordare che la Distilleria Brunello è anche casa editrice infatti abbiamo pubblicato un racconto di Mario Rigoni Stern “Due storie un’allegoria” e un romanzo giallo di Enrico Pandiani “La testa e la coda” , un modo originale per promuoversi.

La grappa in cucina è possibile? Quali gli abbinamenti più sfiziosi? Oggi si parla di cucina ovunque e io non vorrei fare l’errore di ergermi a esperto del settore. La grappa in cucina è storia, è tradizione ed è cultura Veneta. Ingrediente principe per ricette che spaziano dai primi ai dolci passando per gli insaccati piuttosto che per la pasta all’uovo. Quando azzardavamo i miei primi abbinamenti con i formaggi di piccoli produttori locali ci davano dei pazzi, oggi non è più così. L’eleganza e la finezza delle nostre grappe ci acconsentono di abbinarle, in giochi di sapori, quasi a tutto pasto. Miscelata per preparare fantastici cocktail, nebulizzata su gelatine di verdura per esaltarne la fragranza, accoppiata a formaggi molli ed invecchiati è straordinaria, a guarnizione di gelati o frutta al gelato esalta i sapori di entrambi. Cosa ancora, dopo una portata di pesce unto sgrassa la bocca come poche altre bevande e non dite a nessuno come sia dissetante l’anguria intinta in una buona grappa.

La distilleria Brunello partecipa sempre di buon grado alle iniziative di associazioni di settore come ad esempio quello promosse da Anag. Cosa ne pensate quindi della promozione che queste associazioni portano avanti? La mia tessera Anag porta il numero 386 e sono passati ben 30 anni dal suo rilascio. E così anche mio fratello Giovanni e mio cugino Stefano. Eravamo poco più di ragazzi quando è nata l’associazione Anag in Veneto e fin da subito la Distilleria Brunello ha condiviso e supportato le loro iniziative. I primi riconoscimenti alla qualità delle nostre grappe sono proprio del Concorso Alambicco d’Oro di Anag del 1982 che si svolgeva ad Asti ed era l’unico sul territorio Italiano. Queste associazioni sono da lodare e da sostenere con tutte le iniziative possibili tant’è vero che in azienda Brunello a ottobre organizzeremo un corso di degustazione di primo livello per avvicinare nuovi consumatori alla grappa e aiutare la crescita dell’associazione.

Cosa ne pensate di PassioneGrappa? Cosa penso di “Passione grappa” ? Per fortuna che esiste e complimenti a chi ha avuto l’idea. Ce ne dovrebbero essere tante di queste iniziative che promuovono in maniera intelligente un prodotto tradizionale come la grappa. Chiunque cerchi di diffondere la cultura del buon bere, senza eccessi, informando e formando consumatori curiosi merita un plauso da parte di tutte le aziende produttrici.

Salutiamo Paolo con la promessa di tornare al più presto a Montegalda. Tra le mani teniamo emozionati una copia delle opere di Mario Rigoni Stern e di Enrico Pandiani. Compagne perfette per serate all’insegna della lettura e della degustazione di splendide grappe Brunello.

Testo: Marco Zanoni

Foto: Distilleria Brunello